Assistenza domiciliare? Un lusso per pochi

Assemblea pubblica degli operatori sanitari dell'Asl. Al centro della protesta il futuro dell'Assistenza domiciliare integrata che l'Asl vorrebbe privatizzare

Farsi curare a casa diventerà tra breve un’impresa. Questa la denuncia fatta dai Sindacati di Base della Sanità che hanno indetto un’assemblea pubblica.  
La normativa regionale che ridisegna il servizio di assistenza sanitaria domiciliare prevede l’introduzione dei vaucher e dei buoni da assegnare direttamente alle famiglie del paziente perché si rendano autonome di decidere a chi rivolgersi per
«Il problema però – lamenta il sindacato di base – è che quei soldi non basteranno nemmeno a coprire le spese per una settimana. Dopodichè i pazienti dovranno metter mano al portafogli». E la situazione economica in cui versa il paese, con una finanziaria che riduce i budget comunali, sembra non lasciare scampo ai cittadini che si sentiranno scaricati anche da Servizi Sociali in affanno di per sè. 
«E se ciò non bastasse – proseguono i sindacati –  la scelta di privatizzare il servizio porterà ad un peggioramento dell’assistenza, perchè non ci sarà più nemmeno la competizione con gli operatori pubblici e a imperare saranno le sole logiche del profitto».
«La situazione non è ancora del tutto compromessa – spiegano – la legge lascia alle aziende sanitarie la decisione su chi deve gestire il servizio. Il pubblico non è escluso a priori. Se riusciamo a costruire un fronte unico tra parenti, utenti e operatori forse salveremo una situazione che si preannuncia disastrosa».

Il punto centrale, quindi, sembra ancora essere quella dei conti dell’Asl: «per mantenere la parità si effettuano tagli a spese della cittadinanza. Se la Direzione deciderà di privatizzare totalmente l’ADI, almeno un centinaio di operatori pubblici rimarranno senza lavoro». Per loro, infatti, il futuro riserva una mobilità che li porterà verso gli ospedali o verso le cooperative private.


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Pubblicato il 16 Novembre 2002
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