Cadde dal balcone, l’ex-fidanzato: “La madre l’ha convinta ad accusarmi”
Marco Lenzi, accusato del tentato omicidio della ex-fidanzata, si difende e punta il dito contro la madre della ragazza: "E' stata lei a inculcarle l'idea che l'ho fatta cadere"

«Due settimane prima dei fatti del 10 aprile Raffaella aveva minacciato di buttarsi dalla finestra. Non c’entro niente con la sua caduta, eravamo sul divano a discutere poi lei ad un certo punto si è alzata ed è andata sul balcone a fumare, io sono andato a lavarmi le mani sporche di grasso della bicicletta e quando sono tornato ho visto un’ombra muoversi sul balcone, era lei che cadeva».
Questa la versione, nuova per alcuni particolari, che Marco Lenzi (foto) fornisce della caduta dell’ex-fidanzata Raffaella Scialpi dal balcone di casa sua in via Sciesa a Gallarate il 10 aprile 2014, durante l’esame da parte del pubblico ministero Rosaria Stagnaro nel corso del processo che lo vede alla sbarra con l’accusa di tentato omicidio.
Una versione in parte diversa da quella fornita nei giorni successivi all’avvenimento (una caduta accidentale mentre entrambi erano sul balcone, ndr): «Diedi una versione diversa per coprire la nostra tossicodipendenza e perchè temevo che se avessi detto che si era buttata l’avrebbero messa in psichiatria»- così si è giustificato davanti ai giudici il Lenzi.
Lenzi lamenta il fatto di essere in carcere da quasi due anni per questa vicenda ma spiega anche perchè non ha mai chiesto di parlare con gli inquirenti per fornire la nuova versione:«Ho avuto diverse traversie con i legali che hanno preceduto gli attuali (Marrapodi e Umiltà, ndr) – racconta – non sono mai riuscito ad ottenere la possibilità di parlare col magistrato».
Lenzi racconta che Raffaella non voleva accusarlo ma che sarebbe stata la madre a «inculcarle la versione secondo la quale sarei stato io a farla cadere ma io non le ho mai fatto del male. Questa cosa mi venne riferita dalla paziente che era in stanza con lei a Gallarate che aveva ascoltato un dialogo tra Raffaella e la madre ma fu la stessa Raffaella a dirmelo, lo anche registrato sul telefono che mi è stato poi sequestrato dalla Polizia».
Prima di lui è stata interrogata dalla parte civile e dalla difesa anche la vittima che ha raccontato delle violenze che avrebbe subito quotidianamente dall’ex-compagno durante la loro convivenza: «Lui mi picchiava quasi ogni giorno, una volta sono anche andata al Pronto Soccorso per un fischio continuo all’orecchio – racconta – non dissi che era stato lui a darmi una sberla ma che ero caduta».
Poi ha raccontato dei traumi che quella caduta hanno lasciato in lei: «So che fisicamente non tornerò mai più come prima – racconta – ho ancora problemi alla caviglia e dovrò sottopormi a nuovi interventi per ricostruire la bocca. Dal punto di vista psicologico continuo ad avere paura del vuoto e degli uomini, non riesco a dormire». Il processo proseguirà il 10 febbraio con l’escussione dei testi della difesa.
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