Di cosa sono accusati i 22 manifestanti rinviati a giudizio per via Curtatone a Gallarate

La Procura di Busto ha chiesto il processo per venti persone che erano coinvolte in diverso momento nel presidio che voleva impedire il taglio del boschetto a Cascinetta, più altre due per un episodio avvenuto su strada. Prima udienza il 22 gennaio 2026

protesta bosco via curtatone gallarate

A distanza di un anno esatto dall’inizio della fase più intensa delle proteste in via Curtatone a Gallarate la Procura di Busto Arsizio ha richiesto il rinvio a giudizio per ventidue manifestanti, coinvolti nella mobilitazione che puntava a impedire l’abbattimento del boschetto di via Curtatone, poi effettivamente tagliato.

Nel gruppo di rinviati a giudizio c’è una certa varietà di persone: ci sono alcuni esponenti del Comitato Salviamo gli Alberi di Gallarate e soprattutto ci sono i ventenni del gruppo dei “Tanuki”, gli ecoattivisti già protagonisti di analoga lotta a Busto Arsizio (contro la trasformazione di un’area verde in campi da padel: il Comune ha poi cancellato il progetto).

I fatti contestati risalgono al periodo tra il mese di agosto e il 3 ottobre, giorno dello sgombero. Come detto, l’obbiettivo dei manifestanti era contestare e impedire la distruzione dell’area verde del “boschetto di via Curtatone”, costituita negli anni Settanta come barriera tra il quartiere di case popolari e i vicini assi della ferrovia e dell’autostrada. Al posto del boschetto – trasformato in area edificabile mediante compensazione al Parco del Ticino – era prevista (ed è effettivamente in corso) la costruzione di una scuola unica per due quartieri di Cajello e Cascinetta, al posto degli edifici esistenti.

via curtatone
L’area del boschetto dopo l’abbattimento, nell’ottobre 2024

Le accuse riguardano momenti diversi, tra i giorni del 30 e 31 agosto, del 15 settembre e più in generale – come detto – il periodo fino al 3 ottobre, il giorno dello sgombero.
Le parti offese sono il Comune di Gallarate rappresentato dal sindaco Cassani, la società Tagliaferri che doveva svolgere le operazioni di taglio e sette tra dirigenti e funzionari di polizia.

Varia è l’età delle persone coinvolte: le ragazze più giovani sono ventiduenni, il più anziano è un gallaratese oggi settantenne.
In parte sono residenti a Gallarate e immediati dintorni, in parte – soprattutto i più giovani attivisti ambientali – anche in altre zone di Lombardia e in Piemonte.

L’occupazione per impedire il tagli del bosco

Un gruppo di venti persone, quindi la quasi totalità, è accusato di “invasione di terreni ed edifici (articolo 633) per essere entrati nel boschetto dopo che era stato recintato, con procedura d’ufficio essendo un terreno di proprietà pubblica.

Viene contestato di aver agito “in concorso fra loro nonché di altri soggetti da identificare”, “anche in orario notturno a mezzo di rudimentali ricoveri/capanne in legno realizzati su taluni degli alberi della stessa, impedendo che il personale preposto ai lavori materiali prima di disboscamento e poi di costruzione degli edifìci”, che era appunto l’obiettivo dichiarato della protesta.

Questa contestazione viene fatta a venti persone: i “Tanuki” ma anche attivisti del Comitato Salviamo Gallarate, come l’ex assessora all’ecologia (proprio del Comune di Gallarate) Cinzia Colombo e Olivia Pastorelli, che erano entrate nelle aree solo nel primo giorno, il 5 agosto, quando l’area era stata recintata dalla Polizia con nastri bianco-rossi ma le operazioni di taglio non erano ancora iniziate.

Sgombero via Curtatone

Le altre contestazioni

Poi ci sono alcune contestazioni specifiche. Ad un attivista 29enne residente nella vicina Valle Olona, già attivo con il gruppo del “Telos” a Saronno, viene contestato il mancato rispetto del “foglio di via” emesso dalla Questura il 26 agosto per impedirgli di rientrare a Gallarate nelle zone della protesta.

A un paio di persone viene contestato l’oltraggio a pubblico ufficiale, a uno dei due anche la violenza o minaccia (art.337) per aver dato una manata alla macchina fotografica del funzionario della Digos, nel corso della manifestazione pubblica del 15 settembre per le vie della città.

Manifestazione Gallarate via Curtatone
Un momento della manifestazione del 15 settembre, che ha coinvolto duecento persone e fu pacifica

C’è poi la posizione dei tre attivisti che sono accusati, il 31 agosto, di aver scagliato “pietre e legni” contro la polizia: il reato contestato è lesioni (due di loro – della provincia di Como – sono gli unici due a cui non viene contestata l’occupazione del bosco).

Il 31 agosto era stata una delle giornate più tese del mese e mezzo di proteste.
Erano i giorni in cui in via Curatone avevano iniziato a passare anche europarlamentari, parlamentari e consiglieri regionali, nell’ambito di una mobilitazione che aveva ampiamente superato i confini della città di Gallarate e della provincia di Varese.
Come detto, il boschetto venne poi abbattuto a partire dal 3 ottobre 2024 e oggi è corso di edificazione.

Il processo

Quanto al versante giudiziario, la prima udienza del processo è fissata per il 22 gennaio 2026. Già mesi fa il variegato fronte della protesta aveva anche lanciato la cassa comune per spese legali denominata “Rizoma”.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 28 Agosto 2025
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