‘Ndrangheta, sigilli a due appartamenti in centro
Operazione della Dia piemontese nei confronti del clan Marando. Tra i 40 beni immobili sequestrati in diverse zone d'Italia anche due abitazioni riconducibili alla cosca situati in piazza Plebiscito
Due ampi appartamenti in elegante palazzo di piazza Plebiscito, zona semicentrale e ben servita, telefonare alla ‘ndrangheta.
Ancora una volta Busto Arsizio si dimostra piazza appetibile per i clan calabresi al nord e ancora una volta è il settore immobiliare a finire nel mirino delle cosche sempre in cerca di lavatrici attraverso le quali riciclare soldi sottratti alla collettività con i traffici più illeciti, che si tratti di stupefacenti o armi, prostituzione o usura ed estorsioni poco importa.
I due appartamenti in piazza Plebiscito sono finiti sotto sequestro oggi, lunedì, con un provvedimento della Dda torinese, eseguito dalla direzione investigativa antimafia del capoluogo piemontese. A metterli sul mercato una società immobiliare (la Piramide, ndr) riconducibile agli uomini della famiglia Marando, finiti in carcere nel 2009 nell’ambito dell’operazione "Marcos" nella quale vennero arrestati 8 esponenti del clan calabrese con importanti interessi in tutta Italia. Contemporaneamente ai sigilli posti a Busto Arsizio, infatti, la Dia ha eseguito sequestri anche in Piemonte, in provincia di Como, nel Lazio e, ovviamente, in Calabria. La famiglia Marando farebbe parte della consorteria Perre – Marando – Agresta, strettamente legata alla famiglia dei Barbaro di Plati’, molto attivi anche in Lombardia e in particolare nell’hinterland milanese.
I beni sequestrati, secondo quanto dichiarato dal Procuratore aggiunto Alberto Perduca, avrebbero un valore che si aggira attorno ai 20 milioni di euro, un tesoretto che comprende in tutto 40 fabbricati, 23 terreni e due auto. Il provvedimento è stato emesso in tutta urgenza dopo che il capo Domenico Marando ha ordinato di "passare" l’ingente patrimonio ai reggenti della cosca amica Tassone/Filardo. Proprio seguendo questo passaggio di mano la Procura è riuscita a risalire ai beni gestiti dalla famiglia Marando.
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