«Antenne, finalmente una norma a tutela della salute dei cittadini»

Dopo le proteste di numerosi cittadini sull'elettrosmog, la posizione di Azione Giovani, gruppo giovanile di Alleanza Nazionale

Riceviamo e pubblichiamo

È d’obbligo ricordare che la normativa che fissa le procedure per l’installazione delle antenne è un atto complementare distinto dal decreto, di competenza dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute, che determina i limiti alle emissioni elettromagnetiche. Il decreto legislativo fissa le procedure per realizzare le infrastrutture strategiche di telecomunicazione (GSM-UMTS, larga banda e televisione digitale terrestre), il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Salute fissa i limiti e detta le norme in materia di emissioni elettromagnetiche. Il Governo di Centrodestra ha ampliato la sfera di tutela della salute estendendo a tutte le aree il limite dei 6 volt/metro a differenza di prima che lo prevedeva solo per gli edifici adibiti a permanenze con più di quattro ore. Dando rilevanza a tutti i luoghi della vita collettiva, quindi finalmente, anche, alle piazze, alle aree pedonali, ai giardini pubblici, a tutte le aree intensamente frequentate, sarà possibile applicare questo limite. E saranno i comuni a stabilire i luoghi o le aree in cui questo obbiettivo di qualità deve essere raggiunto avendone piena autonomia decisionale ed è scritto chiaramente, ma bisogna che il decreto legislativo venga almeno letto (non solo stralci di qualche comma), che rimangono fermi tutti i vincoli previsti a tutela dei beni culturali ed ambientali (Palazzi antichi, monumenti, aree sottoposte a vincolo) sulla base del decreto legislativo 490/99. Ogni installazione deve essere corredata da una scheda tecnica che specifichi i valori di emissione elettromagnetica e sottoscritta come atto notorio: questo vuol dire che chi dichiara il falso va in galera !!! La domanda di autorizzazione alla installazione dell’antenna va presentata all’apposito ufficio del Comune, che ne da pubblicità. Questo vuol dire che tutti i cittadini interessati, le associazioni ambientaliste e di quartiere sapranno tempestivamente tutto e va trasmessa immediatamente alle ARPA, che sono competenti per il rispetto dei limiti di emissioni. Il controllo è quindi preventivo. Ma il potere di vigilanza delle ARPA non si ferma a questa fase di verifica, ma proseguono a monitorare in continuazione tutti gli impianti, affinché non vengano superati i limiti di esposizione, i valori di attenzione, gli obbiettivi di qualità. Abbiamo il dovere di rispondere anche a chi si preoccupa che con questo decreto si apra una voragine che consente a tutti di fare il loro comodo, con una semplice "dichiarazione di inizio attività"…nel caso di antenne a bassa potenza, quelle inferiori a 20 Watt, si può procedere con una denuncia di inizio attività, che consente la installazione. Ma la procedura di esame ed i vincoli, ambientali, storici ed artistici sono identici oltre la procedura di controllo da parte della ARPA, la pubblicità ai cittadini della istanza presentata, la trasmissione della stessa a tutti i soggetti interessati, i limiti alle emissioni elettromagnetiche, la decisione in conferenza di servizi entro 90 giorni. È ovvio che se l’autorizzazione viene negata, chi l’ha installata avrà fatto una doppia spesa inutile, perché prima la installa e poi deve rimuoverla. Chi è così sciocco da fare una cosa del genere se non è strasicuro di avere tutte le carte in regola ??? La vera risposta è che si è dato finalmente, come in ogni nazione civile, un quadro di riferimento omogeneo al cui interno i livelli locali possono far valere le loro determinazioni. Ma in tempi certi, con una esplicita definizione dei motivi per i quali le autorizzazioni sono negate. In pratica, finisce l’epoca dell’approssimazione, dell’incertezza, della reciproca prevaricazione tra le parti. Chi chiedeva di installare antenne non era obbligato a dichiarare esattamente che cosa vuole installare, chi doveva controllare non sapeva che cosa doveva controllare, che doveva autorizzare o negare la installazione non sapeva quali parametri poteva utilizzare, chi voleva farsi carico dell’obbiettivo di minimizzare le esposizioni ai campi elettromagnetici si inventava distanze minime da questo a quell’edificio, senza un chiaro meccanismo di riferimento. E tutto questo generava solo incertezze, ritardi, accuse reciproche di inadempienze. Avere un quadro di regole chiare è quello che ci si è proposto di determinare, seguendo tre direttrici fondamentali: 1. salvaguardare il diritto alla salute ed ampliare la sfera di azione che consente il miglioramento della qualità dell’ambiente, attraverso la determinazione da parte dei comuni delle aree ad elevata frequentazione a cui si estende il tetto di 6 volt/metro, stabilendo così le aree in cui va raggiunto l’obbiettivo di qualità per le emissioni elettromagnetiche; 2. mantenere assolutamente fermi i vincoli in materia di tutela culturale ed ambientale, in termini di contesto urbanistico e paesaggistico, che non possono essere superati in nessun caso a livello di conferenza di servizi; 3. stabilire procedure trasparenti, con l’obbligo di pubblicità verso i cittadini, che, in tempi certi, novanta giorni, diano modo a tutti di sapere se e perché una domanda è autorizzata oppure respinta.

Ricordiamo solo che i governi di sinistra si sono limitati a bandire gare per la telefonia mobile, interessandosi solo di incassare i soldi – 25 mila miliardi di vecchie lire – senza stabilire se, quando e come le antenne dei gestori UMTS sarebbero state messe… una volta incassati i soldi fanno una legge, la 36 del 2001, che prevede la fissazione dei nuovi limiti per le emissioni elettromagnetiche, ma poi addormentandosi tutti … chi sotto "il sole che ride", chi all’ombra di una "quercia" e chi sfogliando una "margherita" !!! Inguaiando le Regioni e Comuni senza un quadro di riferimento chiaro e preciso per tutti.

Responsabile della Segreteria 
Giorgio Svezia

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 gennaio 2003
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