«I governi devono impedire il lavoro minorile»

Essere ascoltati dagli adulti, almeno per una volta. È questa la prima unanime richiesta dei bambini e dei ragazzi provenienti da più di 30 paesi del mondo che dal 10 al 13 maggio si sono riuniti a Firenze per dare vita al primo Children’s World Congress On Child Labour

Il congresso è stato per la Global March Against Child Labour, movimento internazionale che dal 1998 lotta in tutti i continenti contro lo sfruttamento del lavoro minorile, un punto d’arrivo e di partenza allo stesso tempo. D’arrivo perché ha completato un percorso durato tutto un anno attraverso il quale le organizzazioni di ex bambini lavoratori e di bambini avvocati di tutto il mondo hanno eletto i propri rappresentanti e discusso dello sfruttamento tanto sul piano locale quanto su quello nazionale e internazionale. Di partenza perché per la prima volta i protagonisti sono stati davvero i ragazzi. Si sono incontrati, hanno discusso e raccontato le proprie esperienze, mettendo sul piatto senza falsi moralismi gli obiettivi del congresso e rilanciandoli ancora una volta agli adulti. Hanno chiesto a gran voce che la Convenzione N. 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sulle Peggiori Forme di Sfruttamento del Lavoro Infantile, ad oggi ratificata da più di 130 paesi, e la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, cui mancano all’appello solamente Somalia e Stati Uniti, non rimangano solo sulla carta ma vengano realizzate nel concreto. Hanno cantato, ballato e condiviso la propria energia e la propria voglia di essere dei bambini cui non è negato il diritto al gioco e ad uno sviluppo corretto sia dal punto di vista fisico che da quello mentale e psicologico.

“I governi ci devono ascoltare, perché la colpa è soprattutto loro se così tante famiglie sono costrette a mandare i loro bambini a lavorare” spiega Fatima, 13 anni, delegata proveniente dal Nicaragua. E questa volta governi, istituzioni internazionali, ONG ed esponenti della società civile non potranno far finta di non sentire.

I ragazzi presenti al congresso hanno steso una Dichiarazione e un Piano d’Azione che costituiranno un sicuro punto di riferimento nella lotta al lavoro minorile, in primo luogo per i ragazzi stessi. Nella Dichiarazione si evidenzia come primo fattore che i bambini possono avere riconosciuti i loro diritti solamente in una situazione di pace poiché, scrivono i bambini, la pace è il diritto umano più basilare. La prima richiesta che viene fatta ai governi è pertanto quella di convertire le enormi risorse che vengono investite in armi e guerre in programmi di sviluppo ad ampio raggio. Il lavoro minorile è infatti al tempo stesso causa e conseguenza della povertà, e deve essere affrontato su vari piani, che riguardano tanto l’educazione gratuita, equa e di qualità, quanto l’aiuto economico concreto alle famiglie che si vedono costrette a mandare i propri figli a lavorare per sbarcare il lunario. Le proposte concrete vanno dalla richiesta da parte dei bambini di essere implicati nella questioni che li riguardano alla creazione di marchi ai prodotti che certifichino la mancanza di lavoro minorile, dalla richiesta di applicare le leggi che già esistenti sul tema a quella di garantire agli adulti un salario equo e il diritto di sindacalizzarsi.

Il Congresso si è concluso con una marcia, nella tradizione della Global March, che ha visto sfilare per le strade di Firenze le delegazioni di partecipanti insieme a moltissime scuole italiane, in una vivace e colorata fiumana di bambini e ragazzi che, con la semplicità che li contraddistingue, hanno manifestato chiedendo più attenzione e una vita migliore, per loro e per i bambini del futuro.

A Varese non sono poche le iniziative legate a questo evento. Grazie gruppi di Mani Tese della zona (Gallarate, Malnate e Saronno) e a CGIL, CISL e UIL, una delle delegazioni che erano presenti al congresso è stata ospitata in provincia per incontrare le nostre scuole. Sabato 15 Maggio alle 14.30 a Palazzo Martignoni a Gallarate ci sarà un incontro pubblico aperto a tutti durante il quale potremo ascoltare la storia di Laura, una bambina Colombiana di 13 anni che lavora da quando ne ha 7, e sarà un’occasione forse irripetibile per sentire dalla voce di chi l’ha vissuto in quale condizione vivono e lavorano ancora oggi più di 246 milioni di bambini in tutto il mondo. 

Giacomo Petitti di Roreto 
Mani Tese Malnate

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 maggio 2004
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