«Nuova Europa, mettere insieme i pregi per creare integrazione»

Incontro al De Filippi con il direttore dell'istituto economia della Cattolica: come cambia l'Europa con nuovi 10 nuovi stati?

Quattrocento milioni di abitanti e 25 stati. La nuova Europa. L’Europa che cresce, numericamente ed economicamente. Ma non è tutto rose e fiori, i problemi sono molti: dall’integrazione all’avere una politica comune, al pericolo che l’allargamento porti a una paralisi, al sentirsi "europei". E, soprattutto, occorre presto una costituzione. È quanto è emerso durante l’incontro "La nuova Europa" organizzato dall’associazione varesina Citta Aperta e che si è svolto venerdì sera all’Istituto De Filippi. Relatore della serata, di fronte a una cinquantina di persone, è stato Giacomo Vaciago, direttore dell’istituto economica e finanza dell’Università Cattolica di Milano.

«L’obiettivo di questo incontro è proprio quello di portare tra la gente tematiche come quelle della nuova Europa a 25 stati – ha spiegato a inizio serata il presidente dell’associazione, Simone de Clementi -, il tutto senza pregiudizi e in un momento molto delicato, a pochi giorni dal voto che eleggerà il nuovo europarlamento».
Ha preso poi la parola Vaciago sottolineando molti aspetti della nuova Europa a 25 stati. Dal primo maggio sono entrati dieci stati, 70 milioni di persone che si aggiungono ai 380 milioni dei 15 stati già presenti. Popolazioni con un buon livello di istruzione, ma con un reddito procapite molto basso, pari al 30-35 per cento dell’attuale media europea. «Si tratta del completamento di un percorso durato 10 anni – ha spiegato il relatore -. Una data simbolica che rende comunque irreversibile questo processo. Ma un’annotazione va subito fatta a questa nuova Europa: il primo maggio abbiamo visto su tutti i telegiornali i festeggiamenti in questi 10 paesi. Ma nei 15 già membri, chi ha festeggiato? Chi è sceso in piazza? Se io invito gente a cena sono il primo a essere contento. Dobbiamo chiederci perchè loro sono più contenti di noi. Questo è uno dei tanti punti che può portare a una mancata integrazione. Due anni fa sono crollate le Torri Gemelle e si è rotta l’Europa. Due anni che i 15 stati hanno passato a litigare, ad accusarsi di essere filo americani o meno».

Secondo Vaciago i 15 stati entrano in Europa in un momento molto delicato in cui l’unione politica sarebbe fondamentale. «Già a 15 non riusciamo ad avere una costituzione, figuriamoci a 25». Secondo l’esperto bisogna perdere una sorta di campanilismo nazionale e sentirsi più europei. «Passare a 25 non è semplice, ma è simbolicamente molto importante. L’Europa come è oggi non valorizza il suo potenziale umano. Il pericolo è che si allarghino i confini, e va bene, ma che poi tutto si annacqui e si blocchi. Senza una costituzione adeguata il rischio è che l’Europa rimanga solo un sogno». 

«Dobbiamo chiederci cos’è l’Europa – ha concluso il relatore -. Secondo me l’Europa è ciò che ci accomuna. L’ideale e mettersi insieme per ridurre i difetti e sfruttare ognuno i pregi dell’altro. Solo così possiamo creare una vera potenza, tornare a essere la forza economica del mondo. I pregi italiani devono sopperire ai difetti francesi e viceversa. Così per tutte le altre nazioni. Questo è l’obiettivo fondamentale del processo di integrazione: evitare che la somma dei difetti faccia diventare l’Europa unita un incubo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 maggio 2004
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