«L’immigrazione continuerà ad aumentare»

I fattori che stanno alla base dei flussi migratori tendono ad accentuarsi. In Lombardia (indagine Cnel)livello d'integrazione più alto d'Italia

«Il fenomeno migratorio è destinato ad aumentare perché i fattori che ne stanno alla base, a partire dalle sperequazioni economiche, si stanno accentuando sempre di più». I fattori di cui parla padre Graziano Battistella (Scalabrini International Migration Institute), sono molteplici e non tutti controllabili, come le reti migratorie, sempre più efficienti e collaudate, i processi di privatizzazione dei flussi e il cambiamento demografico in atto nei paesi di accoglienza. «Nel mondo ci sono 800 milioni di disoccupati, il rapporto tra il reddito dei 25 paesi più ricchi e il resto dei paesi poveri è passato da  40 a 1 a 66 a 1. Questi sono fattori critici. In Italia si aggiunge il problema dell’invecchiamento della popolazione per cui si assiste ad una immigrazione di sostituzione».
La bassa natalità del Bel Paese viene compensata dai figli degli immigrati: si stima, infatti, che siano almeno 250 mila quelli nati in Italia. Un altro indicatore di questa crescita è la scuola. Nell’ultimo anno scolastico gli studenti stranieri iscritti sono stati 282683, 50 mila in più rispetto all’anno prima. In quattro anni si raggiungerà quota mezzo milione.

Una recente ricerca del Cnel ha misurato anche il grado di integrazione nelle varie regioni italiane, basata su vari indici quali: i flussi, la stabilità (ricongiungimenti famigliari, permanenza dei soggiorni positivo, devianza ), l’inserimento lavorativo (entità delle forze lavoro e loro impiego, infortuni sul lavoro). Ne è scaturita una graduatoria che ha stabilito tre diversi livelli di integrazione: al di sopra della media, nella media e al di sotto della media. Al livello più alto c’è la Lombardia a quello più basso la Puglia.
«L’immigrazione è un’opportunità importante sia per l’immigratio che per il paese che lo accoglie – conclude padre Battistella – . Occorre però una società che sia aperta, dinamica e sicura. Per diventare tale ha bisogno di programmare, accogliere e integrare. Bisogna sfatare molti falsi miti a partire da quello che afferma che le differenze creano conflitto. Oppure il mito delle frontiere chiuse, che ha già prodotto tanti guasti.  Con Kofi Annan  si puo’ ritenere che un’Europa chiusa sarebbe più povera, più mediocre, più debole e più vecchia. Un’Europa aperta sarà più equa, più ricca, più forte, più giovane, purchè sia un’Europa che gestisce bene l’immigrazione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 ottobre 2004
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