La Lipu soddisfatta: l’Asl evita l’allarmismo

L'associazione ambientalista aggiunge informazioni, fa qualche proposta e invita a fare "sane" passeggiate armati di... binocolo

Riceviamo e pubblichiamo

La LIPU di Varese esprime la propria soddisfazione per le iniziative assunte dall’ASL in materia di prevenzione dall’influenza aviaria, in particolare per l’espressa volontà di evitare qualunque forma di allarmismo tra la popolazione affrontando il problema con la prevenzione e la conoscenza. Riteniamo tuttavia che si debbano porre all’attenzione di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, i seguenti elementi:

-         la fauna selvatica migratrice non è la causa principale né del manifestarsi del virus né della sua trasmissione. Se noi tracciamo la mappa della diffusione del virus, anche sulla base di studi di BirdLife International, organizzazione mondiale delle associazioni che si occupano della tutela dell’avifauna, vediamo come questa segua maggiormente le rotte stradali e non le vie aeree. L’assenza d’epidemie in varie parti del mondo è difficile da spiegare, se si vuole incolpare gli uccelli come principale causa di diffusione del virus.

-         L’abbattimento di fauna selvatica perché sospettata non fa che disperdere sul territorio eventuali individui malati e non aiuta a risolvere il problema più importante, che è quello di effettuare i controlli per accertare l’eventuale presenza del virus e capire come limitarne la diffusione.

-         L’influenza aviaria è al momento un problema soprattutto di carattere veterinario, da affrontare in maniera razionale e scientifica.
In questo senso la LIPU propone:

1.      Estendere il monitoraggio attivo della situazione con il pieno coinvolgimento di tutte le strutture operanti sul territorio, in primis il Corpo Forestale dello Stato. Per quanto riguarda le aree che gestiamo in convenzione con la provincia intensificheremo, nelle forme appropriate, la nostra opera di vigilanza sul campo.

2.      Valorizzare adeguatamente, anche con il dovuto sostegno economico, la rete dei Centri di Recupero della fauna selvatica, che rappresentano il primo contatto con gli uccelli e gli animali selvatici.

3.      Diffondere le conoscenze, anche sul nostro territorio, per una riforma degli allevamenti intensivi d’animali domestici, orientata a garantire la biosicurezza nei suddetti allevamenti ed anche in quelli rurali.

4.      Promuovere una politica internazionale che spinga alla modifica dei sistemi d’allevamento in tutto il mondo a cominciare dai Paesi del Sud-Est asiatico dove il problema dell’H5N1 è originariamente esploso

Non vi è pertanto ragione di temere le passeggiate nelle aree umide, che non comportano un contatto diretto con l’avifauna, ma una semplice osservazione a distanza con il binocolo!

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 marzo 2006
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