San Fermo, un’Arcumeggia mancata

Il quartiere varesino doveva diventare, secondo un progetto della giunta Fumagalli, il borgo dipinto di Varese ma dopo un anno il progetto naufragò

L’impressione, a distanza diquattro anni dal gemellaggio tra Varese ed Atri per creare due nuovi borghi dipinti, è che San Fermo, il quartiere varesino che doveva ospitare questi dipinti murali, sia un’Arcumeggia mancata o, perlomeno, riuscita in parte. Ma partiamo dal principio. La giunta Fumagalli decise di portare avanti un progetto triennale, in gemellaggio col piccolo centro abruzzese di Atri, che avrebbe trasformato il quartiere San Fermo in un vero e proprio borgo dipinto in stile Arcumeggia. La volontà era quella di dare a San Fermo una vocazione che facesse in modo di dileguare quell’immagine di zona degradata a livello sociale. San Fermo poteva avere velleità turistiche, si disse, grazie al bel centro storico e ai dipinti che avrebbero dovuto arricchirla. Il primo anno tutto sembrava funzionare e ben dieci dipinti apparirono sui muri del borgo, poi il nulla. Atri, oggi, ha più di 100 dipinti murali e un catalogo internazionale su internet del suo paese.

San Fermo ha preso alla lettera il nome del santo che lo rappresenta. Si fermò. Interrogazioni consiliari si susseguirono da parte dell’opposizione, con in testa l’esponente dei Ds Fabrizio Mirabelli, e un’indagine amministrativa fu aperta al fine di scoprire il perchè dello stop al progetto. Nulla si mosse e tutto finì nel dimenticatoio. Anche la commissione per il borgo dipinto si sciolse. Lo conferma lo stesso Alessio Nicoletti, all’epoca assessore della giunta Fumagalli e responsabile del progetto in quanto proveniente da San Fermo:«Fu un’occasione persa – dice Nicoletti – è vero. Ma questo non significa che debba morire così. La validità del progetto è tutt’ora di alto livello e sarà mio impegno riportarla nel nuovo consiglio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 giugno 2006
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