Bambini stranieri a scuola dai liceali italiani

Una decina di studenti del liceo "G.B. Grassi" hanno aderito al progetto extrascolastico di volontariato. Due ore al giorno affiancano bambini stranieri nelle lezioni di italiano

Tutti i giorni vanno alla scuola elementare Aldo Moro e affiancano nelle lezioni del pomeriggio un bambino di origine straniera. Non si tratta di insegnanti di sostegno, bensì di dieci ragazze del liceo scientifico "G.B. Grassi" che hano aderito al progetto extrascolastico di volontariato. «Sono cinque anni che portiamo avanti progetti di volontariato – spiega il professore che coordina l’iniziativa Paolo Sambrotta -. Questo progetto in particolare ha raggiunto il terzo anno di vita riscuotendo un buon successo e parecchia soddisfazione anche dalla dirigenza della scuola elementare». E così, tutti i pomeriggi, per almeno due ore, a turno, le ragazze si recano nella scuola elementare e affiancano un bambino straniero, supportate anche dalle maestre che spiegano loro cosa fare.

«Insegnamo italiano, ma soprattutto stiamo in classe con i bambini e li aiutiamo a seguire la lezione, una sorta di sostegno». Spiega Maria Vittoria Massaro, 17 anni di Caronno Pertusella, che abbiamo incontrato insieme ad altre sue tre compagne della scuola, di classi diverse: Daniela Volpato di Limbiate, Cristina Pagliaro di Misinto e Marta Clerici di Saronno,

«A 17 anni mi sentivo inutile, non avevo ancora fatto nulla a parte studiare – spiega Marta -. Mi è sembrata una buona occasione per cambiare la situazione. E ora sono davvero contenta». «Il bambino che io seguo è cinese e si chiama Giulio – prosegue Daniela -. Ci si affeziona subito, a un certo punto senti che hanno bisogno di te, che stai lasciando loro qualcosa, che stai facendo una cosa davvero utile».

Negli anni passati il progetto era diverso: i bambini stranieri uscivano dall’aula con le ragazze della scuola. «Quest’anno è stato deciso di inserirci nella classe, quindi non usciamo ed è molto meglio – racconta Daniela -. Lo dicono anche i risultati. Quando portano a casa un bel voto sono contenti e senti che è anche merito tuo».
«I compagni a volte ci prendono in giro – prosegue Cristina -, ci deridono perché facciamo volontariato, ci accusano di voler perdere solo ore di scuola. Ma in fondo, alla fine, sono solo invidiosi». «Sono convinta che stiamo facendo una cosa giusta – spiega Maria Vittoria -. Il nostro è un compito che sembra semplice, ma non lo è: il bambino si deve sì integrare nella classe, ma non deve perdere la propria cultura. Per esempio c’è una classe che sta imparando un canzone di Natale e il bambino arabo canta la sua strofa nella sua lingua, è bellissimo». «Anche i nostri genitori sono molto contenti  di quel che stiamo facendo – conclude Daniela -. Non ci interessa se non tutti capiscono perché lo facciamo, ci sono persone che rimangono delle proprie idee. Per noi è giusto».

Sono diversi i progetti di volontariato attivi nella scuola, altri gruppi per esempio si occupano di prestare servizio al centro accoglienza ragazze madri di Saronno, oppure alla Casa della Carità di Milano. «Il tutto viene realizzato in collaborazione con l’ufficio cultura del Comune di Saronno – spiega il professor Sambrotta -. Quello nella scuola Moro però è un progetto che dura tutto l’anno scolastico, da ottobre a giugno. Ci crediamo molto in questa iniziativa, è una grane esperienza per i ragazzi e speriamo che durante gli anni aumentino coloro che vogliono svolgere volontariato, sia nella sucola, che nella vita di tutti i giorni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 dicembre 2006
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