Vespasiani, quando la pulizia aveva un valore

La soluzione allo stato penoso di piazza Montegrappa? Arriva dall'antica civiltà minoica. Ecco un ripasso della storia del servizio pubblico, di nome e di fatto

Il dibattito che si è generato tra i nostri lettori in merito alla scarsa pulizia di piazza Monte Grappa, in uno stato malconcio ad ogni weekend, ha riacceso l’attenzione sul concetto di servizio pubblico. Servizio pubblico di nome e di fatto. Perché molto banalmente anche solo mettere a disposizione delle toilette pubbliche anche alla sera, forse non risolverebbe tutti i problemi, ma aiuterebbe. In fondo non è una soluzione così innovativa, ci pensava anche un popolo che a questo punto sembra aver una concezione dell’igiene più alta della nostra: gli antichi romani. E se tenere pulito un servizio pubblico costa, perché escludere la possibilità di metterlo a pagamento?

La verità è che storicamente le toilette non sono state sempre gratuite, anzi. Di certo i primi bagni pubblici, quelli edificati dalla civiltà Minoica di Cnosso, erano gratuiti. Tuttavia proprio l’imperatore che "diede nome" ad un modello di toilette pubbliche, Vespasiano, decise nell’antica Roma di far pagare l’accesso ai vespasiani. Il guadagno in realtà era persino doppio, visto che all’epoca i tintori potevano acquistare l’urina prodotta dai servizi pubblici, usata per in alcune tecniche di lavorazione dei tessuti.

Ovviamente ci furono proteste in merito a questa singolare tassa. Secondo la leggenda anche il figlio di Vespasiano, Tito, si lamentò: il padre quindi raccolse una moneta dalla prima raccolta e la portò al suo naso, chiedendo a suo figlio se il suo odore lo offendesse. Il figlio rispose di no, e il padre aggiunse "e lotio est", cioè "e proviene dall’urina": da qui il detto "Pecunia non olet", cioè "I soldi non hanno odore".

Sempre l’Impero Romano, tuttavia, vide il ritorno alla gratuità di questi beni pubblici. Nei secoli più recenti, invece, gli alti costi di mantenimento dati dalla crescita della popolazione, hanno spinto molte amministrazioni locali ad optare per il ritorno ad una sorta di "pay-per-use". A metà ‘800 in Inghilterra l’utilizzo di un bagno pubblico costava un penny, da qui il modo di dire "Devo spendere un penny" per dire che si ha necessità di andare al bagno.

Nel 1980 a Parigi i vespasiennes di modello romano vennero sostituiti dai più moderni sanisettes, che tornarono ad essere a pagamento. Proprio il modello parigino è considerato da molte amministrazioni un sistema di eccellenza, visto che la scelta di far pagare i servizi aveva portato ad un miglioramento igienico degli stessi. Per contro, molti cittadini poveri, preferirono sporcare i marciapiedi della città piuttosto che pagare.

Nello stesso decennio anche la stessa città di Roma, sul modello francese, provò ad affiancare alle toilette gratuite un servizio "premium", di toilette automatiche e a pagamento. L’esperimento, tuttavia, non andò a buon fine: molti vandali tentarono di scassinare queste toilette per accaparrarsi le monete, e le poche rimaste oggi sono tornate gratuite. Intanto, dal 2006, anche i servizi parigini hanno ricominciato la conversione al modello gratuito: tutte le sanisettes saranno sbloccate entro il 2014, ma in alcune zone di Francia si deve (e dovrà) comunque pagare pedaggio.

Per dovere di cronaca dobbiamo segnalare che, ad oggi, disporre di toilette gratuite non è un "valore democratico" ovunque. In Belgio e Messico gli inservienti, che sorvegliano e tengono puliti i bagni per l’intera giornata, chiedono una tariffa fissa. Stessa cosa in Austria dove, chi lo sa il perché, in alcuni casi è necessario pagare per la toilette femminile, ma non per quella maschile.

Negli Stati Uniti, invece, è nato un movimento, il Ceptia (Committee to End Pay Toilets In America), con lo scopo di proibire le toilette a pagamento: ha ottenuto qualche legge in alcuni paesi americani, negli anni ’70.

Nel frattempo, visto che i bagni pubblici sembrano essere meno diffusi di una volta, nel nostro paese sembra prevalere un singolare modello di pagamento: andare in un bar ed usare il bagno del locale. Vi costa un buon caffè.

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Bagni pubblici del mondo 4 di 9

Tutto questo per dire cosa? Per dire che il problema della pulizia della città è vecchio quanto quello della civiltà, tanto da rasentare il luogo comune. Che si parli di Parigi, o di Varese, in fondo non cambia. Ma per affrontare questo problema occorrono due componenti: il senso civico e la "pecunia". E se il senso civico è così difficile da ottenere, potrebbe essere necessario concentrarsi sull’altra componente. Tutto dipende dalle scelte di una comunità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 aprile 2007
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