Guardate a cosa porta la politica, hanno bruciato la “Brusà”

Accorata lettera da parte del gestore del rifugio incendiato nei giorni scorsi in Val Sermenza e rivendicato dal gruppo "Vigilanza democratica territoriale"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Marco Tosi, proprietario del rifugio dato alle fiamme da un gruppo che ha rivendicato col nome di Vigilanza democratica territoriale.



L’alba al rifugio Brusà mi
sorprende ancora assonnato, mi entusiasma, pennellata di arancio sulle Cime del
Mud  e del Tagliaferro, mi inebria d’aria fresca, mi emoziona col suo
cielo del colore di una gemma preziosa, mi sfiora delicatamente con il
tatto della natura. Dal balcone di larice che profuma di storia, di legno e di
rugiada scorgo nel prato una statua di legno, a sembianze di cerbiatta; dieci,
venti secondi e la statua si muove, inno alla grazia, sinuosa flette il collo,
incrocio i suoi occhi nel silenzio dell’alba, lo stesso blu del cielo, sguardo
della natura. Il cuore batte forte a entrambi, la montagna ci osserva.


Così scrivevo qualche anno
fà della Brusà, il rifugio che tanto mi ha dato come emozioni e a cui ho
dedicato amore, passione ed entusiasmo. Qualcuno gli ha dato fuoco e con lui
allo chalet che lo precede nel bosco di conifere e al baitello pochi metri
indietro sul sentiero. Qualcuno che rivendica l’attentato in nome della
vigilanza democratica del territorio. La val Sermenza questa mattina era
bellissima, squarci di sole tra le nubi esaltavano la policromia dei boschi
autunnali, a mettere in risalto i contrasti tra il verde cupo degli abeti e le
tinte dei faggi e delle altre latifoglie; ma era una bellezza malinconica,
triste nella sua selvaggia asprezza, la val Sermenza era muta, sgomenta.

 

Qualcuno aveva bruciato la
Brusà. Il Tagliaferro guardava dall’alto sconsolato, partecipe allo stupore e
alla rabbia dei Guardaparco, dei Vigili del Fuoco, delle Guardie forestali,
partecipe della mia tristezza. Me ne stavo in disparte impotente, desolato e
afflitto da un senso di colpevolezza.

Ma colpevole di cosa?

Di aver deciso qualche anno
fa, con Mariangela, di prendere in gestione questo scrigno di paradiso? Di aver
amato radicalmente, fin da piccolo, la montagna in tutte le sue forme
e colori al punto da spingermi alla scelta difficile e radicale, per
un cittadino laureato, di lasciar tutto per diventare Guida Alpina? Di lasciar
tutto per amore di luoghi come la val Sermenza, di rinunciare anche agli
affetti per vivere il grandioso senso di appartenenza alla natura che angoli
come l’alpe Brusà sanno regalare?

Colpevole di cosa?

Di conoscere persone di
destra ed esserne amico? Una grande tristezza mi assale, non rabbia, non voglia
di rivalsa perche’ il solo partito in cui sempre più credo è quello di Cristo,
che insegna il perdono. Guardate a cosa porta la politica.
Qualcuno a bruciato la Brusà! E’ stupefacente l’imbecillità dell’uomo, la
mancanza di rispetto per gli altri, per la natura, la sua naturale propensione
a prevaricare sugli altri.

Cosa fare allora?

Continuare ad amare
i luoghi sperduti, dimenticati ed affascinanti come il rifugio Brusà, le
bellezze straordinarie delle nostre alpi, le persone che le abitano e le
visitano. Quello che mi rimane non è voglia di vendetta ma di continuare sulla
giusta strada credendoci ancor di più, la strada del testimoniare che esiste
qualcosa di bello e sublime da vivere e insegnare agli altri.

Altrimenti cosa sono al
mondo a fare?

Ancora non ci credo, qualcuno ha bruciato la mia,
la nostra Brusà.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 ottobre 2007
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