I giovani cattolici: “Lasciate pregare i musulmani”

La lettera consegnata alla comunità islamica: "È una violazione del diritto alla libertà di culto. I musulmani sono parte della società"

Riceviamo e pubblichiamo

Siamo un gruppo di giovani, fra i venticinque e i trent’anni, che da sempre vive la propria esperienza di fede nelle parrocchie della Comunità Pastorale di San Cristoforo, a Gallarate.
Un gruppo di giovani che non ritiene più possibile tacere sulla incredibile vicenda che da anni ormai priva la comunità musulmana della nostra città di un luogo di culto. Interveniamo con ritardo e riconosciamo con umiltà il contributo fornito da voci autorevoli della Chiesa locale e dell’associazionismo, cattolico e non, che da tempo seguono la questione e si prodigano per una positiva soluzione.
Ovviamente la nostra è un’iniziativa personale e non intendiamo certo esprimerci a nome di tutti i giovani delle nostre parrocchie. Questa lettera è da considerarsi un contributo rivolto in primo luogo alle nostre comunità, ma anche al di fuori di esse, perché si stimolino un dibattito e prese di posizione.
In primo luogo, riteniamo che quella in atto da tempo sia una palese violazione del diritto alla libertà di culto sancito dalla Costituzione, che consideriamo punto di riferimento imprescindibile del nostro essere cittadini italiani.
Crediamo che il reiterato rifiuto a superare tutte le principali difficoltà attraverso un adeguamento degli strumenti urbanistici che, in altre occasioni, sembrano molto più malleabili abbia avuto il principale effetto di limitare ad una minoranza la libertà di associarsi e di esprimere la propria fede. Una violazione dei diritti davanti alla quale il rispetto della legalità e l’applicazione delle regole tecniche e amministrative appaiono semplici paraventi.
Posto che la laicità dello Stato non è repressione delle religioni o delle opinioni (in minoranza o in maggioranza che siano), ma tutela dei diritti individuali imprescindibili (e quindi baluardo contro ogni teocrazia e dittatura), nonché ricchezza data dai contributi che storie, culture e opinioni possono portare in una società pluralistica, riteniamo improponibile e in contrasto con la Costituzione qualunque discorso sulla reciprocità riproposto in questa vicenda da alcune forze politiche che punti a negare alle comunità islamiche la libertà religiosa sino a che la libertà dei cristiani (solo dei cristiani?) sarà minacciata nei Paesi a maggioranza islamica.
Non possiamo inoltre ignorare che la comunità di persone di fede islamica contribuisce attivamente non solo alla vita economica, ma anche a quella sociale della nostra città: nelle fabbriche, negli ospedali, nelle scuole, nell’associazionismo, nello sport i migranti musulmani hanno costruito rapporti di amicizia, di conoscenza e di confronto che, come detto, costituiscono una ricchezza e non una perdita di identità o una minaccia.
Come cristiani crediamo che i migranti abbiano diritto a poter esprimere in pienezza il loro essere persone e che non debbano al contrario essere considerati come utensili produttivi.
Nel nostro cammino alla sequela di Gesù abbiamo contemplato un Dio che ha predicato e praticato l’ accoglienza della diversità, l’attenzione agli ultimi e la totale gratuità di un amore che si dona fino a morire per tutti. L’esatto contrario della reciprocità invocata da partiti che più o meno esplicitamente si ergono a difensori del cattolicesimo, cercando di utilizzare in modo inaccettabile la nostra fede come strumento d’odio ed esclusione e capovolgendo di fatto l’insegnamento di Cristo.
Pensiamo inoltre con angoscia che, lungi dall’essere un contributo positivo al confronto tra le religioni, la vicenda in atto a Gallarate, anche per la notorietà raggiunta in Italia e nel mondo arabo, rischi di trasformarsi in ulteriore motivo di risentimento della comunità islamica nel mondo e di fornire argomenti a chi predica l’odio contro i cristiani: un contributo volto non ad ottenere reciprocità con i Paesi islamici dunque, ma una mossa cinica ed egoista che accresce ulteriormente la spirale dell’incomprensione a spese dei credenti e degli atei perseguitati nelle teocrazie islamiche.
Per questi motivi, come cristiani, preghiamo perché si trovi una soluzione alla vicenda. Come cittadini dell’Italia democratica, invece, lo chiediamo con fermezza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 ottobre 2007
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