Il regalo per il 20esimo compleanno del centrocot? Una cravatta col bollino

Il Centro che certifica la qualità dei prodotti tessili festeggia 20 anni con la nuova etichetta che certifica la tracciabilità

Per il suo ventesimo compleanno, il Centrocot si è regalato un foulard e una cravatta. E non è affatto un regalo banale, quanto piuttosto una straordinaria prova d’orgoglio: i capi che mostra in foto la direttrice del Centro Tessile Cotoniero di Busto sono tra i primi con l’etichetta di tracciabilità, quella che certifica la provenienza del  capo in ogni punto della lavorazione. Che dice cioè che quella pashmina nera con il marchio Centrocot prodotta in tiratura limitata apposta per le signore che presenziano alla festa dei vent’anni, il filato è importato (E’ cotone, materiale notoriamente non prodotto in Italia)  ma tessitura, nobilitazione e confezione sono fatti in Italia. Di più, come noi sappiamo: nella filiera del tessile del Bustocco. L’etichetta “trasparente”, che fino ad ora è appannaggio di 24 aziende o prodotti tessili specifici, è il punto finale del Progetto Tracciabilità, nato grazie al sostegno finanziario della Camera di Commercio varesina e dalla Regione Lombardia con il supporto tecnico di Centrocot e ora “passato a Roma” col coordinamento dell’ITF – Italian Textile Fashion, organismo che riunisce gli enti camerali dei 21 distretti tessili nazionali.

La certificazione comporterà poi verifiche ricorrenti nei confronti delle aziende così da assicurare ai consumatori la veridicità e l’oggettività delle dichiarazioni in etichetta: che tra l’altreo contiene anche la certificazione dell’assenza di elementi cancerogeni. «E’ un passaggio molto importante nel sostegno alle imprese del Tessile-Abbigliamento – spiega Grazia Cerini – siamo convinti, infatti, che solo offrendo ai clienti un capo con un’etichetta dov’è indicato il luogo di produzione possa essere pienamente valorizzata la qualità delle nostre aziende». 

Un vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per il tessuto delle aziende del settore: l’obiettivo di una etichetta “trasparente” incentiva infatti le piccole aziende della filiera a parlarsi e accordarsi per fare insieme un prodotto tracciabile e verificabile. Come è avvenuto proprio per la pashmina citata, che ha messo insieme la Tessilnova (per la realizzazione del tessuto) e la Bellora Flaide (per la confezione) in un unico prodotto.

Un bel risultato per il Centrocot del ventennale, che impiega 62 tecnici specializzati ed è in grado di certificare 230 norme delle 400 che prevede la UE,  quando il secondo più grande laboratorio ne riesce a certificare solo una settantina.

«Una fonte d’orgoglio» come ribadisce il presidente in scadenza del Centro  – anche perché ormai diventato presidente della Camera di Commercio… –  Bruno Amoroso.
Ma non l’unica: perché il prossimo passo di un Centro che da anni fa certificazione ecologica di prodotto, e che aiuta gli imprenditori a inventare i tessuti più nuovi punta sullo studio dei nuovi materiali, nuovi prodotti e nuovi: «E’ il caso per esempio – ha spiegato il direttore di Centrocot – dell’utilizzo della fibra di bambù e dei finissaggi antibatterici per capi d’abbigliamento destinati all’attività sportiva. Con confort e traspirabilità altissimi, rendendola adatta agli atleti che gareggiano in sport come tennis, ciclismo e golf».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 ottobre 2007
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