A Copenaghen si decidono le sorti del pianeta terra

Limitare le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020. È questo l'obiettivo principale dell'Unione Europea, in vista della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si tiene a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre

Limitare le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020. È questo l’obiettivo principale dell’Unione Europea, in vista della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si tiene a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre. Occorre trovare un accordo a livello globale con gli altri Paesi del mondo, quelli sviluppati, gli emergenti e quelli in via di sviluppo.
L’accordo deve coprire il periodo successivo al 2012, anno in cui giungeranno a termine le disposizioni del Protocollo di Kyoto. Si tratta di un appuntamento di importanza fondamentale, che può, in caso di accordo, porre le basi per una vera e propria nuova rivoluzione industriale a livello globale.
Se il mondo continua con l’attuale attività industriale, il surriscaldamento globale potrebbe causare effetti catastrofici sul nostro ecosistema. Secondo gli studi scientifici, il tetto massimo di aumento della temperatura globale dovrà essere intorno ai 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, equivalenti a 1,2 gradi rispetto ai valori di oggi: altrimenti la catastrofe per il pianeta terra sarà generale e inevitabile. Per ottenere questo livello, nei paesi industrializzati le emissioni di gas serra devono essere ridotte del 20-40% (rispetto ai valori del 1990) entro il 2020, mentre i paesi in via di sviluppo dovrebbero limitare le loro emissioni del 15-30%. Entro il 2050, le emissioni globali dovrebbero essere ridotte del 50%.
L’Unione europea è capofila in questa battaglia, con l’impegno incondizionato, che tutti i paesi del suo territorio hanno preso, a tagliare le emissioni di almeno il 20% entro il 2020. Per raggiungere quest’obiettivo, l’Unione ha promosso un pacchetto di azioni sul clima e l’energia, insieme a un programma per favorire l’efficienza energetica. L’Unione è disposta anche a fissare la riduzione delle proprie emissioni al 30%, a patto che altri paesi industrializzati si impegnino a realizzare lo stesso obiettivo e anche i paesi in via di sviluppo contribuiscano a questo proposito globale. Gli obiettivi fissati dagli altri paesi industrializzati sono, tuttavia, meno ambiziosi: si prevedono riduzioni che vanno dal 10% al 17%, mentre le economie emergenti offrono poche garanzie nell’effettivo controllo delle emissioni.
Gli altri obiettivi dell’UE a Copenaghen riguardano la lotta alla deforestazione (la riduzione di superficie forestale dovrebbe ridursi della metà entro il 2020 rispetto a oggi, e del tutto dieci anni dopo) e la riduzione dell’inquinamento del trasporto aereo (meno 10% sempre entro il 2020) e del trasporto marittimo (meno 20%). Il mercato, dovrà inoltre sostenere gli investimenti a basso tenore di carbone, attraverso condizioni precise per lo stoccaggio e lo scambio delle quote di emissione.
I 27 Paesi UE, riuniti nel Consiglio europeo, hanno appena previsto una serie di finanziamenti per sostenere il contributo dei paesi in via di sviluppo nella lotta ai cambiamenti climatici. La stima è che occorrano dai 22 ai 50 miliardi di euro in aggiunta ai finanziamenti pubblici internazionali già previsti, che saranno forniti da tutti i Paesi del mondo, ad eccezione di quelli meno sviluppati. Per aiutarli a realizzare questi impegni, ai paesi poveri occorrono risorse immediate, stimabili in 5-7 miliardi all’anno per i primi tre anni dal 2012. Il contributo dell’Ue sarà deciso nell’ambito dell’accordo di Copenaghen.
Il coinvolgimento di tutti i Paesi nel negoziato, e quindi nell’accordo di Copenaghen, è essenziale. Ci si attende una maggiore disponibilità soprattutto da parte degli Stati Uniti, esclusi da gran parte degli impegni previsti dal protocollo di Kyoto. Poi, l’accordo dovrà essere ratificato in tempo dai vari governi, per entrare in vigore all’inizio del 2013. L’Unione europea intende comunque portare a termine gli impegni del protocollo di Kyoto, indipendentemente dai risultati della conferenza di Copenhagen.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 novembre 2009
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