Tradate fuori dal patto di stabilità

Approvato in consiglio comunale l’assestamento di bilancio. La minoranza: “Celebriamo il fallimento dell’amministrazione”. La maggioranza: “Lo sapevamo, ma lo Stato ha cambiato le regole durante l’anno”

Il comune di Tradate esce dal patto di stabilità di circa tre milioni di euro. L’assestamento di bilancio è stato presentato in consiglio comunale martedì sera ed è subito scoppiata la polemica per l’approvazione del documento (fissata per legge proprio entro il 30 novembre). Infatti, dopo la relazione dell’assessore al bilancio Davide Fratus, il consigliere comunale di minoranza Piergiorgio Campanini ha chiesto che venisse letto il parere dei revisori dei conti. Parere che dà un giudizio negativo sul documento, proprio perché si esce dal patto di stabilità.
«Celebriamo il fallimento di questa amministrazione – ha commentato Pino Scrivo del Gruppo Ulivo -. Chiunque subentrerà faticherà anche nell’ordinaria amministrazione. È tutto dovuto al fatto di aver vissuto al di sopra delle vostre possibilità, grazie a una cementificazione selvaggia». Anche Calro Uslenghi di Città Nuova usa parole non leggere: «Il comune ha l’acqua alla gola e utilizza troppa finanza creativa».
 
A difendere l’operato dell’amministrazione è Mario Clerici, capogruppo della Lega Nord: «Conoscevamo le conseguenze del mancato rispetto del patto di stabilita, ovvero un minor trasferimento dallo stato non superiore del cinque per cento. Avevamo detto che si poteva rischiare, per mantenere alto il livello dei servizi ai cittadini. Purtroppo la Repubblica italiana ha cambiato le regole in gioco a luglio di quest’anno: uscendo dal patto di stabilita di tre milioni di euro non perdiamo il 5 per cento dei trasferimenti statali, ma non ci verranno dati tre milioni di euro. Il parere dei revisori è perfettamente in linea con quello che ci aspettavamo, sapevamo di uscire dal patto».
 
Sulla questione è intervenuto anche il sindaco Stefano Candiani: «Abbiamo fatto una scelta: pagare i fornitori del comune, perché chi ha lavorato va pagato. Inoltre, è ingiusto accusarci di cementificazione selvaggia: in questi anni abbiamo fatto soprattutto opere per mettere la città al riparo dagli allagamenti. Il bilancio non e in difficoltà per le salamelle o i fuochi d’artificio, ma per queste opere importanti per la città. La finanza non e più quella di dieci o cinque anni fa. Bisogna rendersene conto. Con il conferimento della biblioteca Frera abbiamo avviato un percorso per estinguere un terzo dei mutui, per ridare ossigeno al nostro bilancio. Si tratta di mutui su opere che riguardano i servizi, come la sistemazione dell’acquedotto».
Il documento è stato quindi approvato con i voti favorevoli della maggioranza presente al momento della votazione. Contraria tutta la minoranza, Gruppo Ulivo, Unione Italiana e Città Nuova.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 dicembre 2010
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