Docenti precari in facebook per salvare la scuola

SSIS o TFA sono le due sigle abilitativa di professori per accedere alle graduatorie. Una giungla che rischia di peggiorare

Gli insegnanti precari, inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) provinciali, al fine di chiarire la loro posizione e di allontanare ogni fraintendimento, che certamente non può giovare ad un’attenta analisi del problema evidenziato, intendono rendere noto, con preghiera di massima diffusione, quanto segue:

Innanzitutto, vi sono sostanziali differenze tra l’abilitazione conseguita attraverso le SSIS e quella dei TFA: nel primo caso, l’abilitazione ha valore concorsuale e consente l’inserimento nelle graduatorie di accesso ai ruoli (Legge 19 novembre 1990, n. 341, art. 4; Legge 27 ottobre 2000, n. 306, art. 1, comma 6-ter); nel secondo caso, no.
L’art. 10 del DM 249/2010, infatti, non prevede per i TFA, né il conseguimento di un titolo di valore concorsuale, né l’inserimento nelle graduatorie per i ruoli dopo l’abilitazione. Stando così le cose, viste le proposte del governo, chi già risulta idoneo, ora si trova nelle condizioni, per avere una possibilità in più di accedere al ruolo, di dover partecipare ad un altro concorso.
Come dire: “Gli esami non finiscono mai”.
Tutto ciò mentre 250.000 precari, già inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento provinciali, attendono da anni che si concretizzi il loro diritto alla stabilizzazione e altri 20.000 già abilitati, chiedono l’inclusione.

Si vorrebbe dunque che chi si trova nelle GaE e possiede già il diritto al ruolo, cammini come i granchi, tornando sui banchi di scuola, continuando a nutrire la speranza di poter migliorare la propria posizione, stavolta mettendosi a gareggiare magari con chi, solo con la laurea, ha accumulato il punteggio di anni di servizio nelle scuole paritarie, le quali (lo ricordiamo) non hanno l’obbligo di convocare docenti abilitati.
Questo lo vogliamo definire un sistema basato sul merito?
In secondo luogo, se si vogliono dare “le coordinate per il reclutamento dei docenti” non si può non tener conto del fatto che non sarà certo l’indizione di nuovi concorsi, proponendoli pure a chi li ha già superati, a risolvere il problema del precariato.
Questo governo non può comportarsi come un’indolente servetta, nascondendo sotto il tappeto di nuove abilitazioni e nuovi concorsi, di cui non si capisce l’effettiva utilità e la portata, la “polvere” del precariato scolastico.
D’altra parte, alla luce della normativa vigente, (Art. 40, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449; Art. 1, comma 2 del Decreto Ministeriale – Bando Concorso – Scuole Secondarie di Primo e Secondo Grado – 1 aprile 1999) i concorsi non possono essere indetti senza un’effettiva disponibilità di cattedre; quindi, se i posti ci sono, devono essere salvaguardati i diritti di chi aspetta il ruolo da anni, se i posti non ci sono allora non si capisce su quali basi si vorrebbe dare l’avvio a nuovi concorsi.
A questo punto ci chiediamo se questo governo vuole davvero risolvere il problema del precariato o vuole soltanto “mettere una pezza” per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle conseguenze dei tagli alla scuola.
Ma andiamo avanti.
Dalle premesse del DM n. 92 si evince “che il personale docente ed educativo incluso nelle graduatorie ad esaurimento … ha titolo alla graduale immissione in ruolo sui posti annualmente disponibili e autorizzati"
La graduale immissione in ruolo, però, è ostacolata da:
rango provinciale delle graduatorie;
tagli di organico, che in alcune province impediscono la stabilizzazione del rapporto di lavoro.
Quindi, se non sarà certo un Decreto “Salvaprecari” a garantire il "titolo alla graduale immissione in ruolo" del personale docente incluso nelle GaE, tantomeno può esserlo l’introduzione di nuovo precariato.
Prima di dare l’avvio a nuove abilitazioni e concorsi, il Governo abbia il coraggio di scelte decisive e stabilizzi il precariato già esistente!
Dicendo questo, non vogliamo impedire la possibilità di arrivare al ruolo alle nuove generazioni, né la possibilità di arrivarci più rapidamente per chi ha più "numeri".
Non vogliamo avere la pretesa di chiudere il reclutamento per i prossimi 8/10 anni, ma ciò che è veramente inaccettabile, sono i tagli alla scuola pubblica.
Non si possono imputare ai noi precari, inseriti in GaE, responsabilità che non abbiamo.
Noi puntiamo solo alla salvaguardia del nostro diritto, sancito dalle leggi vigenti, di accedere ai ruoli senza essere scavalcati indiscriminatamente da nuove inclusioni o da doppi e tripli canali. E su questo il Governo, come abbiamo visto, non ci rassicura, anzi..
Intendiamo, altresì, ribadire che per noi non si tratta di difendere graduatorie di merito di 11 o 21 anni fa, ma di difendere chi, suo malgrado, si trova ancora in quelle graduatorie che (lo ricordiamo) in alcune province (soprattutto del meridione) non sono a tutt’oggi esaurite. Stigmatizziamo anche il fatto che il Governo, anziché proporre valide iniziative finalizzate alla risoluzione del precariato, non fa altro che promuovere abilitazioni come specchietto per le allodole.
Questo dovrebbe far riflettere i nuovi aspiranti docenti. Se i concorsi si indicono sulla metà dei posti disponibili, considerato che in alcune province i posti sono a quota zero, soprattutto per certe classi di concorso, come si fa, non solo ad attivare i TFA proprio su quelle classi già sature, ma anche a bandire i concorsi? E come si fa a battersi per la riapertura delle GaE? Se già non si potevano riaprire prima, figuriamoci adesso.
A nostro parere, la semplice applicazione della normativa vigente (ma soprattutto del buon senso) consentirebbe non solo la tutela delle legittime aspettative di quanti, già iscritti nelle Graduatorie provinciali, attendono da tempo il concretizzarsi del loro diritto al lavoro e alla stabilizzazione, ma anche ad allontanare, in un periodo di recessione e di tagli alla spesa pubblica, la concreta eventualità che si crei nuovo ed inutile precariato, con effetti deleteri e ricadute antieconomiche sul piano occupazionale.
Infine, l’ostacolo più grande all’attuazione di razionali e concrete alternative è, senza ombra di dubbio, l’allettante business messo in piedi dai TFA e dall’indizione di nuovi Concorsi "aperti a tutti" che fa gola a insegnanti, sindacati e università, e che apparentemente risponderebbe al bisogno/desiderio di voler fare l’insegnante. Ma un’abilitazione senza prospettive e un concorso indetto in periodo di tagli alla spesa pubblica, in un periodo di recessione, a fronte della presenza di personale già preparato e con esperienza, presente nelle graduatorie, è un assurdo logico che cozza con il buon senso e con le più elementari leggi economiche. Se c’è poca offerta e molta domanda non si va ad aumentare ulteriormente la domanda. Lo Stato utilizzi nella scuola le risorse che già ha e non crei ulteriore disoccupazione intellettuale. Illudere serve a poco, ci dispiace. Spiriti critici e teste pensanti non si abbasseranno a queste ridicole e meschine pseudosoluzioni.

Distinti saluti

GRUPPO FACEBOOK "NO AI TFA, NO AGLI ALBI REGIONALI, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA"

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2011
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