I ragazzi sono diversi: la scuola deve innovare

Sul difficile cammino della "scuola 2.0" interviene Matteo Locatelli, responsabile di Unison Consorzio che ha condotto una ricerca sugli studenti della "touch generation"

"Generazione Web" ha fallito, ma la voglia di una scuola "2.0" non tramonta.
La pausa di riflessione presa da molti istituti per analizzare con più calma la sperimentazione di una didattica multimediale, non cambia l’esigenza di dover innovare l’attuale sistema "frontale" che segna il passo.
Ne è convinto Matteo Locatelli, responsabile di Unison Consorzio di cooperative sociali di Gallarate.
Dall’autunno scorso, sta portando avanti una ricerca denominata "Dialogare con la touch generation" che indaga il significato dell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte degli adolescenti.
« Ciò che emerge – spiega Locatelli – è il bisogno di questi ragazzi di essere capiti. I giovani di oggi sono multitasking: studiano mentre sentono la musica, rispondono a una chat o ripetono la lezione in Skype a un compagno. Utilizzano le nuove tecnologie per comunicare e relazionarsi. La scuola dovrebbe intercettare queste loro competenze e renderle un valore aggiunto».

La ricerca, condotta con il coinvolgimento di circa 150 studenti degli istituti superiori di Varese, Gallarate e Busto verrà completata con un questionario che sarà distribuito a 1500 ragazzi dall’Ufficio scolastico varesino. Tutti i dati saranno poi presentati in un convegno che si svolgerà in autunno. 
«I ragazzi chiedono innovazione e, soprattutto, fiducia nel loro modo di rapportarsi alla vita. Usano i tablet e vorrebbero un’educazione in linea con la loro quotidianità. Vanno incentivati e stimolati: è una generazione nuova diversa da quelle precedenti. Dobbiamo pensare che le regole e i metodi della didattica sviluppati fino a oggi non sono più validi. Almeno in termini assoluti».

Gli studenti sono oggi velocissimi: vedono scorrere centinaia di informazioni e hanno poco tempo per approfondire e farle proprio: « Il compito della scuola non cambia: deve sempre permettere loro di crescere e di trovare la propria identità. Devono cambiare le tecniche. Puntare sulle loro competenze e sulla loro capacità di fare più cose contemporaneamente è una via da seguire».

Il divario tra generazioni, quindi, è oggi più profondo: la scuola cerca un punto di incontro nuovo, divisa tra sicurezza delle tradizioni e necessità di innovare.


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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 maggio 2013
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