Gadda (PD) scrive al ministro Padoan: «Ristorni e redditi dei frontalieri non siano sacrificati»

La deputata fagnanese ha scritto una lettera al titolare dell'Economia perchè non sacrifichi i lavoratori frontalieri e i comuni di confine sul tavolo dell'accordo Italia-Svizzera per il rientro dei capitali

«I redditi dei lavoratori frontalieri e i ristorni dei Comuni dell’area di confine rimangano inalterati e non diventino materia di scambio in occasione delle fasi conclusive per la stipula dell’accordo sul rientro dei capitali tra Italia e Svizzera». Lo chiede la deputata del Partito Democratico, Maria Chiara Gadda, in una lettera inviata oggi al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nella quale si chiede un suo interessamento diretto.
«Sono ore decisive quelle che abbiamo davanti, considerata la volontà di concludere entro le prossime settimane i negoziati tra Italia e Confederazione Elvetica sul nuovo accordo per la tassazione sul rientro dei capitali e per l’esclusione della Svizzera dalla black list finanziaria» spiega Gadda, che al Ministro ha rappresentato le preoccupazioni di cittadini e amministratori locali circa le informazioni che stanno circolando sul nuovo accordo tra i due Paesi.

«In questi mesi ci sono state diverse iniziative legislative da parte di parlamentari federali e cantonali che hanno evidenziato una diffusa e crescente insofferenza verso la presenza dei lavoratori italiani all’interno della Confederazione Elvetica – ha ricordato la parlamentare del PD al Ministro. Dalla vittoria dell’iniziativa popolare del febbraio 2014 che chiedeva un contingentamento dei lavoratori europei, i segnali provenienti dai Cantoni svizzeri non sono stati per nulla rassicuranti, come l’aumento della tassazione comunale dal 78 al 100% deciso dal Gran Consiglio del Canton Ticino».

«Nonostante le indiscrezioni di oggi sul Sole 24 Ore che sembrano escludere modifiche all’accordo del 1974 contro la doppia imposizione fiscale, destano ancora particolare turbamento le notizie trapelate nei giorni scorsi, sulla volontà, da parte elvetica, di discutere l’introduzione del cosiddetto “splitting”, la doppia imposizione per i lavoratori della "fascia 20 chilometri" che si troverebbero a pagare una parte di tasse in Svizzera e una parte in Italia» spiega Maria Chiara Gadda. «Introducendo una percentuale da versare in Italia (fino al 30% dell’imponibile) si arrecherebbe un forte pregiudizio ai salari dei lavoratori frontalieri».

«Ad essere penalizzati, non sarebbero solo i lavoratori frontalieri – ricorda – ma anche le Amministrazioni comunali che oggi godono di un trasferimento finanziario dai tre Cantoni svizzeri confinanti a compensazione del mancato gettito e degli oneri sostenuti per garantire i servizi anche ai cittadini che pagano le tasse nella Confederazione elvetica. Se, infatti, – continua nella lettera, la parlamentare PD – la quota di tasse versate in Italia dovesse finire direttamente nelle casse dello Stato, molti Comuni si troverebbero a dover fronteggiare una minor entrata, peraltro in un momento difficile per le finanze locali, e per alcuni si potrebbe profilare il rischio di dissesto finanziario».

«Molto è stato fatto in questa legislatura per i transfrontalieri italiani. A dimostrazione di una rinnovata attenzione, il Governo Letta aveva stabilizzato definitivamente la franchigia fiscale a 6.700 euro annuali, poi innalzata dal Governo Renzi con la Legge di Stabilità 2015 a 7.500 euro (+12%) – prosegue la deputata varesina – E con la circolare della direzione dell’Ufficio delle Entrate è stato riconosciuto il bonus da 80 euro mensili». «Ma è arrivato il momento di avere rassicurazione da parte del Governo che i redditi di questi lavoratori e i ristorni dei Comuni non saranno materia di scambio in occasione della conclusione dell’accordo» ribadisce Gadda.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2015
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