L’industria della plastica varesina torna a creare valore

L’85,1% delle aziende prevede piani di espansione sui mercati esteri. Nei prossimi anni sono previsti in aumento sia i margini di profitto, sia il ritorno sul capitale investito. I risultati dell’indagine della Banca Popolare di Bergamo e dell’Unione degli industriali


Nei prossimi anni l’industria varesina della plastica migliorerà il proprio equilibrio finanziario e patrimoniale e creerà valore per gli azionisti, grazie anche ad una quota di imprese pronta a piani di espansione sui mercati esteri, maggiore del dato nazionale del settore. È quanto emerge da un’analisi svolta dalla Banca Popolare di Bergamo insieme all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese su un campione di aziende dei comparti delle materie plastiche del Varesotto. Uno studio presentato agli imprenditori del territorio durante un convegno tenutosi nella sede varesina della Banca Popolare di Bergamo evidenzia che mentre in Italia le imprese del settore plastico che hanno, per il triennio 2014-2016, piani di espansione delle esportazioni sono il 61,7%, a Varese il dato sale all’85,1%.
L’indagine, inoltre, prevede per i prossimi anni margini di profitto in crescita per tutti e quattro i principali comparti della plastica presenti sul territorio. Per quanto riguarda il margine di profitto delle imprese dello stampaggio si passerà dal 3,23% medio del 2014, al 4,13% previsto per il 2017, con un ritorno del capitale (ROI) che passerà dal 5,93% del 2014, all’8,08% del 2017. Per il comparto soffiaggio ed estrusione si passerà da un margine di profitto del 4,3% del 2014, al 5,48% del 2017 e un ROI che andrà dall’8,39% del 2014, all’11,31% del 2017. Valori in crescita anche per il comparto granuli che passerà da un margine di profitto del 2,17% del 2014, al 2,82% del 2017 e un ROI che salirà dal 6,18% del 2014, all’8,59% atteso per il 2017. Infine il comparto definito “altro” dalla ricerca che comprende soprattutto imprese commerciali: in questo caso il margine di profitto salirà dal 2,58% del 2014, fino al 4,92% del 2017, con un ROI che, nello stesso arco temporale, passerà dal 3,59% al 7,51%.

«Per le imprese varesine delle lavorazioni plastiche siamo alla vigilia di una svolta – ha detto Pio De Gregorio, capo dell’ufficio di Business Analysis di UBI Banca – perché il forte calo del costo sia delle materie prime che dell’energia sta consentendo di aumentare il margine di profitto, nonostante le pressioni competitive restino molto alte. Secondo i nostri calcoli, l’aumento del margine di profitto dovrebbe essere tale da consentire alle imprese esaminate di tornare a creare valore e ciò, a sua volta, dovrebbe avere l’effetto di incoraggiare le imprese a valutare nuovamente con interesse le strategie di crescita, sia mediante nuovi investimenti, sia tramite acquisizioni, comunque nell’ottica di potenziare la competitività a livello internazionale».

Una visione condivisa dal presidente del Gruppo merceologico “Gomma e Materie Plastiche” dell’Unione Industriale varesina, Giovanni Orsi Mazzucchelli:  «Da qualche mese si respira un’aria diversa. Il settore a Varese, dopo i primi segnali positivi di questa estate, ha visto, nell’ultimo trimestre del 2014, una stabilizzazione dei livelli di produzione. Il 61% delle imprese, sondate dal nostro Ufficio Studi durante l’ultima indagine congiunturale, ha registrato livelli produttivi in linea con quelli di fine settembre, il 27% ha segnalato una crescita, mentre solo il 12% ha chiuso con un segno meno. E per i primi mesi del 2015 le imprese che si aspettano un miglioramento sono l’88%».

Questi segnali di cambiamento di trend sono suffragati da una serie di evidenze emerse dalla ricerca realizzata da UBI Banca e Unione Industriali. Il posizionamento competitivo e gli orientamenti strategici sono stati, insieme ad altri aspetti, oggetto di un sondaggio realizzato presso un campione selezionato di imprese varesine delle lavorazioni plastiche. Le risposte fornite consentono di delineare il profilo di una impresa-tipo. Sotto l’aspetto dei processi produttivi e commerciali, si tratta di un’impresa:  che esternalizza poco la produzione (il 68% lo fa per meno del 5% del valore degli acquisti di materie prime e semilavorati), contrariamente a quanto accade, ad esempio, nel settore della meccanica;  che investe in ricerca e sviluppo più della media nazionale (il 51% investe in R&D tra l’1 e il 3% del fatturato); che vende prodotti prevalentemente a marchio proprio (il 62% vende con marchio proprio oltre il 60% del fatturato); che realizza oltre la metà del fatturato all’estero con una concentrazione elevata nei Paesi dell’Unione Europea (per il 49% delle imprese l’export rappresenta almeno il 40% del fatturato, per il 32% il dato sale oltre il 60%, mentre per i due terzi delle aziende il fatturato estero è per almeno il 60% frutto di vendite nella Ue).

Riguardo le strategie seguite per competere efficacemente sui mercati internazionali, la maggior parte delle imprese (85%) indica nella qualità il principale punto di forza competitiva, seguita (62% dei casi) dalla flessibilità produttiva che consente di adattare i prodotti alle richieste specifiche dei clienti. L’ampliamento della gamma dei prodotti e dei servizi offerti è un’altra strategia molto seguita per rafforzare il posizionamento competitivo (30% delle aziende).

Ma il posizionamento competitivo e le strategie adottate per rafforzarlo messi in luce dal sondaggio sono vincenti? Per rispondere a questa domanda sono stati analizzati gli aspetti economico-finanziari delle imprese selezionate, dopo averle raggruppate in quattro cluster in base alla caratteristiche delle produzioni realizzate: soffiaggio, stampaggio, granuli e compound e per ultimo un cluster residuale con prevalenza di imprese puramente commerciali. L’analisi è stata basata sulle previsioni di sviluppo per il periodo 2015-2017 che se da un lato proiettano una crescita modesta del fatturato per i diversi cluster, dall’altro anticipano un significativo miglioramento dei margini di profitto grazie al forte calo sia del costo delle materie prime che dell’energia. Gli autori dell’analisi ritengono che questo calo non sia episodico ma duraturo e creerà condizioni di costo strutturalmente più favorevoli e, di riflesso, margini di profitto che nei prossimi anni dovrebbero essere stabilmente più elevati rispetto a quelli degli ultimi anni.

Il miglioramento dei margini di profitto ha rilevanti effetti positivi sulla capacità delle imprese dei cluster di creare valore economico, cioè di realizzare un ritorno sul capitale investito maggiore del tasso di costo dello stesso capitale investito. Alla luce delle previsioni elaborate, infatti, l’analisi evidenzia che a partire dall’anno in corso tutti i cluster principali di imprese saranno in grado di creare valore economico. La creazione di valore economico avrà, a sua volta, conseguenze positive molto importanti. Quando le imprese tornano a creare valore economico, infatti, riappare la propensione degli imprenditori ad investire e a valutare acquisizioni finalizzate ad allargare il perimetro di business per cogliere nuove potenzialità di crescita. Creazione di valore e propensione alla crescita sono fattori strettamente legati: la prima alimenta la seconda e la crescita, quando moltiplica la creazione di valore, spinge in favore di nuove iniziative di sviluppo.
Quindi, secondo gli analisti, per il cluster delle imprese varesine della lavorazione delle materie plastiche potrebbe iniziare presto una nuova fase di sviluppo dopo anni in cui l’obbiettivo primario è stato soltanto quello di non cadere nel vortice della recessione dell’economia nazionale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2015
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