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Open day per conoscere la “scuola senza zaino”

Un'occasione per conoscere le attività e in particolare il modello sperimentale che ha rivoluzionato la didattica e che "mette i bambini al centro"

varie scuola

Lunedì 16 gennaio alle 17 è in programma l’open day della scuola primaria di Ranco. Sarà l’occasione per conoscere le attività svolte e in particolare il progetto della “scuola senza zaino“. 

A sei anni, quando inizia il percorso scolastico, quasi tutti i bambini sono felici di andare a scuola, incontrare compagni e maestre, già dal primo giorno scrivere il proprio nome e fare un disegno colorato che piacerà tanto a mamma e papà!

Come mantenere questo entusiasmo e la voglia di apprendere nel tempo? Spesso se lo chiedono docenti e genitori che, in una società troppo “di corsa” e non sempre attenta ai  veri bisogni dei bambini, non sempre riescono a consentire una crescita responsabile ed equilibrata! Ricette davvero efficaci non ce ne sono ma, come per fare un buon pane bastano acqua farina e sale e ciò che conta è il modo e la cura con cui si assemblano gli ingredienti, cosi avviene nella scuola “Senza Zaino” …

Già dallo scorso anno scolastico abbiamo pensato ad un modello di scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente  impostata sull’insegnamento trasmissivo e  standardizzato, dove  aule spoglie sono ammobiliate con le consuete file di banchi posti di fronte ad una cattedra, e, dopo un’opportuna formazione, abbiamo iniziato il progetto “Senza Zaino”. Abbiamo cercato di rimettere i bambini “al centro”, partendo dalla convinzione che, in questo modo si possa seguire più consapevolmente il loro percorso di apprendimento ed esercitare un’attenzione particolare al processo di crescita e maturazione. Per capire il senso di ospitalità che supporta questo modello educativo, basta un’occhiata all’aula: non c’è la cattedra dinanzi alle file dei banchi, ma spazi divisi da mobilio, un’immagine che rimanda ad un moderno ufficio open space.  L’area dei tavoli è adatta al lavoro di gruppo.  Le aree dedicate ai laboratori (arti, lingua, scienze e matematica, storia e geografia) suggeriscono la dimensione pratica dell’insegnamento.

L’insegnamento infatti non è standard, ma differenziato in base alle necessità e alle competenze del gruppo o del singolo. Mentre l’insegnante spiega una lezione a un tavolo, il tavolo  accanto fa degli esercizi, il terzo magari disegna o legge. Non c’è una regola, il carico di lavoro dipende dai livelli di capacità dei singoli alunni. C’è un’agorà, uno spazio di relax, dove si discute insieme, dove chi ha terminato un compito può sedersi a leggere un libro o semplicemente per riposarsi un po’. L’importante è mantenere costanti la motivazione e l’interesse  così da avere il miglior presupposto per l’apprendimento significativo!

Un caposaldo della “scuola senza zaino” è la solidarietà e la collaborazione fra i compagni. Ogni tavolo nomina un capotavolo che ha il compito di fare l’appello, di fare il portavoce con l’insegnante. E la collaborazione tra membri del tavolo è un punto essenziale dell’attività scolastica! L’apprendimento si determina nelle relazioni e non individualisticamente.  La personalizzazione dell’insegnamento e la comunità si integrano.  La scuola diventa una comunità di apprendimento, di ricerca e di pratiche dove ci si pongono domande e problemi, si condividono i percorsi di studio e di approfondimento, si scambiano le risorse cognitive e le pratiche di lavoro.

A scuola e il bambino deve sentirsi all’interno di una comunità, accogliente e in grado di renderlo autonomo e responsabile. Così i bambini si danno regole di convivenza. Insieme decidono chi distribuisce i materiali di lavoro, chi fa l’appello, chi compila il calendario e quanti bimbi possono giocare a un gioco. C’è un cartellone degli incarichi fissato al muro a cui corrispondono contrassegni di forma e colore diverso per ogni bambino. In bagno i bambini vanno da soli utilizzando un sistema di semafori: quando uno di loro si alza per uscire attacca il bollo rosso, quando rientra quello verde.

Per il materiale didattico ogni famiglia versa una quota annuale. E’ la scuola a procurarlo presso i grossisti. La spesa include anche una cartellina in pelle, sottile e leggera, con manico e bretelle. Serve per portare i compiti a casa, una scheda, al massimo un quaderno e un libro, quando c’è bisogno. Togliere lo zaino è un gesto reale ed anche simbolico!

Con questa prima esperienza abbiamo cercato di pensare la scuola come comunità, luogo di condivisione, di cooperazione e co – costruzione del sapere, cercando di rendere i nostri piccoli studenti più sereni e partecipi, anche se ci resta sempre molto da sperimentare ed imparare!

Il dirigente scolastico

Daniela Rodari

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 gennaio 2017
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