Gli esami di terza media servono ancora?

La riflessione di un gruppo di genitori i cui figli sono usciti penalizzati dalla prova finale del primo ciclo viene commentata dal dirigente dell'Ufficio scolastico Claudio Merletti

Maturità 2017: prima prova

Pubblichiamo la riflessione di un gruppo di genitori di una scuola media in un piccolo comune della provincia. Una riflessione a cui il dirigente dell’Ufficio scolastico Claudio Merletti dà risposta


 

Ma gli esami di terza media, servono ancora???

La domanda sembra banale ma il motivo che la genera lo è un po’ meno. Si trascorrono gli anni a far capire ai nostri ragazzi quanto possa essere importante il loro percorso scolastico e quanto questo sia propedeutico all’esame finale e poi ci si scontra con una realtà fatta di numeri che non tornano.
Non vogliamo entrare in merito alla didattica proposta, potremmo non averne le competenze. Tuttavia, qualcuno dovrebbe aiutarci a trovare le parole per spiegare ai ragazzi di un’intera classe di terza media, il perché della loro “sconfitta”.

Il fatto:
Gli allievi di una 3 media si sono visti ammettere agli esami con una media, indicata dai docenti, c.d. “matematicamente ponderata”, rispecchiante la valutazione obiettiva sull’operato dei loro curricula scolastici.
Svoltisi gli esami (con performances in alcuni casi oggettivamente brillanti, perlomeno a quanto rappresentato da alcuni docenti interni della commissione), la maggioranza si è vista regredire ad una valutazione inspiegabilmente inferiore rispetto a quelle che erano state le valutazioni riferibili al loro percorso scolastico, peraltro già definito in sede di ammissione e dagli stessi docenti esaminanti.

Su 26 studenti ben 17 ragazzi hanno ottenuto una valutazione finale inferiore rispetto a quella di ammissione. Possibile che vi sia stato un peggioramento così improvviso e collettivo?

I genitori, perplessi dall’esito di cui sopra, hanno chiesto e ottenuto un incontro col Preside e la vicepreside senza ottenere alcuna ragionevole spiegazione.
Il messaggio, agli occhi dei ragazzi, che da questa sperequazione deriva, è l’inutilità al sacrificio che, in un momento storico come quello che viviamo appare decisamente deleterio.

Gent.mo Direttore, Le chiediamo di valutare l’opportunità di darci voce, non tanto per i ragazzi di cui sopra, che riteniamo (e non per merito dei docenti in argomento), abbastanza maturi da considerare questa ingiustizia come una palestra di vita, ma perché siamo convinti che, se la scuola deve formare e far crescere i nostri giovani, deve farlo in modo coerente, soprattutto per evitare che scelte incomprensibili da parte di alcuni docenti possano portare a delusioni come questa (che a 14 anni possono anche condizionare negativamente il futuro percorso scolastico).
Ossequi
I genitori degli studenti di una 3ª media della provincia di Varese

LA RISPOSTA DEL DOTTOR MERLETTI

“Ho apprezzato il senso pedagogico e la preoccupazione formativa dei genitori. Come spiegare ai propri figli una “sconfitta” nell’esito del’esame (anche se in termini relativi di abbassamento della media rispetto al voto di ammissione, non di bocciatura).

Ne parlerei loro on un occhio più largo: come di esito possibile di un percorso lungo e importante, un esito non umiliante, da ricondurre a condizioni che non dipendono solo da loro, di rapporti tra condizioni e criteri adottati dagli adulti (docenti di classe e preside, Presidente di commissione, regole del Ministero) e prestazioni dei ragazzi nella prova d’esame.

Una differenza significativa tra esame e ammissione è ovviamente fisiologica, altrimenti sì che avremmo l’inutilità degli esami.
Dubito anch’io che si sia trattato, nello specifico, di un calo generalizzato e imprevisto di esiti.
I dati andrebbero naturalmente sgrezzati: una variazione inferiore tra esame e ammissione potrebbe comprendere situazioni varie e diverse (un generalizzato ricorso ad un approssimazione per eccesso in tutti i voti di ammissione? qualche necessario e non limitato voto riportato a sufficienza-su-tutto necessaria all’ammissione? …. prova invalsi nazionali ‘spiazzante’ rispetto al curricolo reale della classe? … ).
Chiaro che nel merito e al fine di considerare soprattutto elementi di correttezza formale (gli esiti di esame sono atti ricorribili solo a Tar e Presidente della Repubblica, in quanto ‘definitivi’) si può entrare esclusivamente in un confronto diretto per il quale il mio ufficio è pienamente disponibile (tramite appuntamento 0332 257147).

Provo a rispondere brevissimamente alla domanda centrale: serve ancora l’esame di Stato della terza media?
Credo proprio di si. E’ l’uscita dalla prima fase della formazione (I ciclo), quella comune a tutti e che orienta alla seconda fase quella delle scelte tra licei tecnici professionali, formazione professionale e relativi indirizzi.
La nostra Costituzione prevede che il passaggio tra i due cicli e l’uscita finale con il diploma siano verificati e certificati attraverso esami di Stato, spettando allo Stato il diritto – dovere di organizzare le scuole direttamente o attraverso l’altro segmento pubblico, quello delle scuole paritarie, pure sottoposte a verifiche statali.

Procedure concretamente eseguite ovviamente da persone e su persone, con tutti i limiti del caso ( a partire da un eccesso di complicazione nelle procedure d’esame, che il Miur sta riconsiderando particolarmente per la terza media), ma con una funzione innegabilmente congiunta con la difesa del valore giuridico del diploma di Stato, cioè del percorso ed esiti relativi: dell’ultima grande palestra comune, nel tempo degli spazi e dei tempi virtuali, dove crescono insieme, materialmente e fisicamente insieme, e si confrontano e fondono persone e culture, esperienze e responsabilità, forze e fragilità delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.”

C. Merletti Dirigente At Va

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 luglio 2017
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da bruna_milano

    secondo me i nostri ragazzi/e sono troppo distratti dal mondo circostante e soprattutto dallo scarso impegno che ci mettono nello studio, la poca volontà di impegnarsi sapendo che tanto a fine ciclo scolastico saranno comunque ammessi. Rimettere gli esami anche nelle elementari sarebbe meglio ed una educazione anche ai genitori stessi visto che pensano solo a far fare attività alternative piuttosto che far stare sui libri i propri figli un’ ora in più al giorno !

  2. Scritto da Gianluca Ribolzi

    Servono, ma purtroppo i programmi didattici ci consegnano ragazzi di 14 anni che non sanno le tabelline o che non sono in grado di impostare una frase di senso compiuto, o che non sanno in che regione si trovi Novi Ligure piuttosto che Redipuglia. Adeguate i programmi, non fermatevi alla secobda guerra mondiale, insegnate ai ragazzi a scrivere un curriculum impostato correttamente e non avremo più la preparazione scolastica più indecente d’Europa…

    1. Scritto da Daniel Hill

      Ha ragione! Per qs dobbiamo spigare ai ns figli che la sconfitta è di un sistema scolastico che è pronto a valutare ma non si fa valutare (valutazione reputazionale) per cui ci sono anche docenti incompetenti; che nega istanze di accesso agli atti per un controllo del l’operato delle commissioni; che è retto da un ministro che sembra abbia dovuto rettificare il proprio curriculum perché non veritiero. La dialettica non cambia l’esperienza vissuta. E i nostri figli più meritevoli hanno sperimentato una scuola che premia tutti, furbi e perdigiorno! Altro che palestra!