Un ambulatorio per clandestini per tutelare la salute pubblica

Sorgerà tra un paio di mesi in via Monterosa un ambulatorio sanitario riservato agli extracomunitari irregolari. L'iniziativa, prevista dalla legge, è tra le prime esperienze in Italia

È una ragione sanitaria alla base della decisione di istituire un ambulatorio per extracomunitari irregolari in provincia. A spiegarlo è l’Ingegner Giorgio Benedettini, direttore generale dell’Asl di Varese. Tra un paio di mesi, come già annunciato in un convegno avvenuto nell’aprile scorso, in via Monterosa un paio di volte alla settimana medici e volontari saranno a disposizione di stranieri clandestini per fornir loro cure ambulatoriali urgenti e continuative. " In quest’iniziativa – prosegue Benedettini – ci siamo attenuti a delibere regionali che si rifanno, a loro volta, a una normativa nazionale. Infatti, per i rimborsi ci dovremo rivolgere direttamente al Ministero dell’Interno."
Per pubblicizzare l’iniziativa saranno stampati dei volantini in lingue diverse che verranno distribuiti nei luoghi frequentati solitamente dagli irregolari. Il messaggio è chiaro: l’ambulatorio fornirà loro le cure necessarie ma il loro passaggio rimarrà anonimo. I rimborsi, infatti,  verranno inoltrati con la sigla STP (straniero temporaneamente presente) e con un codice di identificazione della regione e della provincia per permettere una quantificazione del fenomeno irregolari.
orizzontale.jpg (8848 byte)"Forniremo prestazioni di tipo diagnostico e terapeutico – chiarisce il direttore sanitario (
nella foto) – con l’obiettivo di scongiurare complicanze e cronicizzazioni, poi garantiremo servizi di medicina preventiva proprio per evitare epidemie e il ritorno di affezioni che sul nostro territorio erano scomparse come i pidocchi o le malattie della pelle."  
Nei pensieri dei vertici Asl ci sono le tante donne sfruttate a cui non viene fornita assistenza in caso di gravidanza o interruzione della maternità piuttosto che i lavoratori in nero impegnati nei cantieri edili senza copertura in caso di infortunio.   "Se, con la nostra opera, dovessimo riuscire a vincere la loro diffidenza, potremmo anche arrivare alla bonifica degli ambienti in cui vivono, che potrebbero essere ricettacolo di malattie, e magari anche convincerli a mettersi in regola."
Il servizio voluto dall’Asl di Varese ha già alcuni precedenti in Veneto e in Toscana. "Saremo , però, i primi in Lombardia e ci attendiamo delle polemiche sull’utilizzo del denaro pubblico. Ma non credo che eventuali attacchi riusciranno a dissuaderci dalla bontà di un’iniziativa pensata soprattutto per tutelare la popolazione residente. Quanti vivono nell’ombra arrivano nel nostro paese senza mai essere stati vaccinati, con una cultura differente e consuetudini diverse. Dobbiamo tutelare la salute pubblica, arrivando sino alle realtà più nascoste."
Della questione, dicevamo, si era parlato nel corso di un convegno a cui erano presenti anche le istituzioni locali e il Prefetto :"Tutti allora – ricorda Benedettini – manifestarono apprezzamento per l’iniziativa."

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Pubblicato il 23 Maggio 2001
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