| Punito perché "spione", perché ha parlato con i carabinieri. E poco importa se la vittima ha appena quindici anni. Un adoloscente di Tradate ha subito una dura "punizione" per aver raccontato alle forze dell’ordine quello che è accaduto ieri pomeriggio in un bosco ai margini della città, dove un trentenne era stato sorpreso mentre distribuiva dosi di hashish ad alcuni giovanissimi. Lo spacciatore è stato arrestato ma il fatto, all’apparenza di ordinaria amministrazione, ha avuto una "coda" imprevista: un ragazzo di quindici anni, che era presente al momento dell’altolà dei carabinieri e che era stato ascoltato come testimone, ha subito poche ore più tardi un pestaggio davanti alla porta di casa. Le condizioni del giovane non destano preoccupazioni ma l’aggressione c’è stata e non è casuale metterla in relazione ai controlli effettuati dagli uomini dell’Arma. L’arrestato, che questa mattina è stato sentito dal giudice Ottavio D’Agostino in sede di convalida d’arresto, ha smentito qualunque suo coinvolgimento nella spedizione punitiva: «Quando è avvenuta ero già in stato d’arresto» avrebbe detto a sua discolpa. L’episodio risale come detto a ieri pomeriggio: una pattuglia arriva nel punto in cui sono radunate sei persone, effettua un controllo e scopre che è in corso uno scambio di dosi di "fumo". «La droga è mia» dice il più adulto, assumendosi ogni responsabilità. I carabinieri arrestano così Antonio Gottardello, 30 anni, tradatese; tutti gli altri presenti vengono ascoltati come testimoni, i più sono di poche parole, pronunciano frasi di circostanza, solo il più giovane dei presenti si mostra più prodigo di particolari. I carabinieri verbalizzano tutto e conducono Gottardello in caserma. Ieri mattina, durante l’udienzxa di convalida, ecco la sorpresa: il pubblico ministero chiede la permanenza in carcere dell’arrestato, adducendo tra la altre motivazioni il fatto che uno dei testimoni, il quindicenne, poche ore dopo il fatto è stato malmenato da sconosciuti |
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