Fossa: “Chiamatela come vi pare, ma Malpensa deve espandersi”

Consiglio provinciale aperto dedicato all’aeroporto. Presenti comitati, consiglieri, sindaci e i vertici di Sea e Alitalia

Malpensa deve espandersi. Lo hanno ribadito il presidente della Sea Giorgio Fossa e il presidente del consiglio di amministrazione di Alitalia Fausto Ceretti durante il consiglio provinciale di martedì pomeriggio. Una seduta aperta dal presidente Massimo Ferrario, che ha ripetuto gli appelli alla "varesinizzazione" dell’aeroporto dei giorni scorsi. Ferrario ha chiesto a Sea quali progetti specifici abbia per l’hub, rivolgendo anche ad Alitalia l’invito a chiarire meglio le politiche future.Il presidente di Alitalia é stato chiaro. Malpensa, così com’é, sta avvicinandosi alla saturazione. Gli altri hub a cui vuole fare concorrenza viaggiano verso la cifra di sessanta milioni di passeggeri l’anno. Madrid arriverà a quaranta nel 2015. Le conclusioni sono semplici da trarre. C’é bisogno di un aumento di capacità. Dove? Per l’ingegner Ceretti Malpensa non é un dogma. "Sì a Malpensa e Linate nei limiti in cui saranno disponibili". Altrimenti sono in programma soluzioni alternative. Un secondo hub in Lombardia o lo sviluppo di segmenti di traffico in altre città del Nord. Ceretti ha anche chiarito alcune delle prossime mosse del gruppo Alitalia. L’accordo con AirFrance é in via di definizione, ha spiegato, per adesso é allo stadio di un memorandum di intesa. La nuova alleanza prevede un ruolo strategico per l’americana Delta e utilizzerà principalmente gli hubs di Parigi De Gaulle, Malpensa e Fiumicino. Ma il presidente della compagnia non ha mancato di chiedere a Malpensa qualche passo avanti in materia di infrastrutture di collegamento, di ripartizione del traffico tra i due aeroporti Sea (abbassando le tariffe a Malpensa e alzandole a Linate), di sviluppo di servizi business all’esterno e di lavori all’interno: terza pista, terzo satellite, raccordi tra le piste, cargo city a pieno regime.Rispondendo alle domande di Ferrario Ceretti ha anche dichiarato che l’utilizzo degli Md80, veivoli contestati per la loro rumorosità, potrà gradualmente essere ridotto nei prossimi anni.Giorgio Fossa, presidente Sea, ha invece attaccato ricordando le cifre dell’occupazione: 4977 dipendenti Sea, di cui 2622 varesini, 15mila persone al giorno al lavoro dentro il sedime aeroportuale, raddoppiate con l’indotto, arrivando a contare in tutto 60mila lavoratori coinvolti a vario titolo. Cifre accolte dai fischi dei rappresentanti dei comitati presenti in aula. Fossa é poi passato alla questione voli notturni, impegnandosi a titolo personale e in maniera "unilaterale a tentare di eliminare anche i dieci-dodici voli che transitano tra mezzanotte e le cinque di mattina". Riguardo ai volumi di traffico é stato molto spiccio: "Chi ha pensato a questi numeri ha sbagliato perché non ha tenuto conto della crescita del traffico aereo", confermando la volontà di portare l’hub sui 40 milioni di passeggeri l’anno. Per questo sarà necessaria una terza pista e un terzo satellite che sia grande il doppio dei due attualmente in funzione. La terza pista, per il numero uno di Sea, sarà una "seconda pista bis, dato che una delle due piste attuali sarà destinata solo a jet privati e ad aerei comunque di piccole dimensioni". Ma le trattative per l’acquisto dei terreni dell’esercito e dell’aeronautica militare, a quanto pare, sarebbero ancora ferme, dato che l’ex presidente di Confindustria ha definito i terreni "attualmente non disponibili". Fossa ha espresso la ferma volontà di acquistarli, anche perché, ha detto, "non vorrei che qualcuno ci facesse la sua villetta". Una sottolineatura che ha acceso la contestazione dei cittadini di Case Nuove e dintorni presenti in sala. Si é passati poi all’elenco delle spese che Sea ha in cantiere salvo imprevisti: il satellite costerà 200 miliardi e sarà pronto nel 2004, il nuovo sistema smistamento bagagli costerà 70 miliardi e sarà finito entro un anno, in più si prevedono ancora 140 miliardi per Cargo City, 400 miliardi per la terza pista e poi una lunga trattativa con i commercianti di Varese, Milano e Novara per la piastra commerciale di fronte al terminal 1. Sulla questione simbolica dell’intitolazione di Malpensa, Fossa ha speso poche parole. Ferrario ne aveva fatto un cruccio. "Il nome La Scala non ci va". Fossa non ha battuto ciglio: "Fiumicino é Fiumicino, non Da Vinci; Malpensa, nella testa della gente, resterà sempre Malpensa". Dopo queste lunghe relazioni ha preso la parola Gianluca Giarola, sindaco di Jerago con Orago, portavoce del Coordinamento dei sindaci della Ticinia, che ha letto un documento in cui, dopo aver ricordato tutte le disposizioni normative disattese dal progetto Malpensa 2000, si ribadisce la contrarietà a un aumento di traffico e a un’espansione dell’hub senza un nuovo piano regolatore, un nuovo piano d’area, una normativa sui voli notturni, e si chiede la ridistribuzione del traffico aereo in tutto il Nord Italia. Hanno poi parlato Ermanno Venco, sindaco di Samarate e portavoce del Cuv (consorzio urbanistico volontario di alcuni comuni intorno all’aeroporto), Beppe Balzarini di Unicomal, il sindaco Boggio di Varallo Pombia e Claudio Brovelli sindaco di Somma Lombardo, che ha chiesto alla Provincia di prendere posizione sullo sviluppo del territorio, chiedendo una valutazione di impatto ambientale e a sua volta una distribuzione di traffico nel Nord Italia. "Spalmare il traffico vuol dire uccidere Malpensa – ha detto poco dopo Fossa – vogliamo ammazzare Malpensa?". Un gruppo di cittadini, in coro, ha urlato sì.

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Pubblicato il 17 Luglio 2001
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