G8: la vittoria di Davide
Mancano due settimane all’appuntamento più atteso dell’anno. Varesenews apre uno spazio din riflessione a tutte le posizioni che vogliano spiegare cosa sta succedendo
| Non c’è dubbio che il tanto variegato "popolo di Seattle" abbia già vinto diverse battaglie. La prima e più ostica era contro un Golia inossidabile. Gli otto "grandi" non riescono più a fare le loro passerelle, sempre più oscene nel metodo, piene di sfarzo e più di immagine che non di reali contenuti, senza tener conto di tanti dimostranti. E questo Golia non ha certo paura delle piazze, ma di quelli che restano a casa e che hanno ben chiaro che questo modello economico mostra ogni giorno di più le sue ingiustizie. Se a questo è arrivato anche un uomo mite come Prodi vuol dire che forse qualche problema per Golia si pone davvero.
Una seconda vittoria il piccolo Davide se l’è presa con i Golia della politica. Quando mai si discuteva più di politica estera? Nelle nostre campagne elettorali pesa di più una tangenziale di un intero continente ridotto alla fame e alla morte per Aids. Destra e sinistra su un punto si sono ritrovati insieme come non mai, nel lasciar perdere ogni ragionamento sulle condizioni di vita dei popoli. Unica eccezione l’Euro, argomento di massima importanza, ma sempre visto con le logiche della politica interna e della preservazione dei nostri privilegi. Il "popolo di Seattle" ha ribaltato questa logica e ha finalmente rimesso i veri problemi di quest’epoca al centro del dibattito politico costringendo tutti gli interlocutori a fare i conti con questi temi. La terza vittoria, finalmente strepitosa, ma non finale è con il Golia della stampa. Ma quando mai si dedicava una pagina di Repubblica a spiegare le campagne della Rete di Lilliput? Quando mai il commercio equo e la finanza etica avevano quasi pari dignità con altri temi economici? Le copertine dei maggiori settimanali hanno immortalato questo variegato mondo e hanno fatto servizi di decine e decine di pagine. La tentazione di ridurre tutto questo movimento alle tute bianche o ai centri sociali antagonisti spesso è forte e soprattutto la televisione per esigenze di immagine tende a radicalizzare le posizioni. Ma questa tesi è saltata e solo la mala fede, dura a morire per una parte della stampa sciattona, potrà ridurre le contestazioni al G8 di Genova come un’occasione per compiere atti vandalici. Questi tanti Davide possono mettere in scacco i giganti a patto di non cadere in facili tentazioni. Oggi c’è una maggiore consapevolezza della difficoltà dei temi trattati. Non c’è nessuna rivoluzione dietro l’angolo e questo movimento trae la forza nelle tante anime, ma questo potrebbe diventare anche la sua debolezza. Il mondo del volontariato e della solidarietà italiano ne sa qualche cosa. Dividere è sempre stato un imperativo assoluto. Così esistono tante centrali del commercio equo, si lancia la Banca etica e subito se ne pensa un’altra, e così via. Finora invece sembra prevalere una diversa logica che arricchisce le proteste di istanze diverse e che dà voce a quanti voce fin qui non ne hanno avuta mai molta. Ci sono movimenti che nel silenzio più totale da decenni sono impegnati sui temi della globalizzazione offrendo analisi e proposte avanzatissime e di cui nessuno si è mai occupato. Basti pensare al Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano coordinato da un indomabile Francuccio Gesualdi. Ci sono interi ordini religiosi, si pensi ai Comboniani e alla loro agenzia di stampa Misna che non smettono mai di denunciare come la situazione in molti paesi non sia più sostenibile. E ci sono le Ong, non quelle legate ai socialisti degli anni Ottanta che rubavano a gran mani, ma quelle dei tanti volontari che continuano con coraggio la loro opera. Tutto questi mondi vogliono discutere e le manifestazioni anti globalizzazioni, seppur con i loro limiti, hanno aperto un varco importante. Sarà difficile tornare indietro e il numero di chi si avvicina a queste tematiche cresce giorno dopo giorno. E’ una sfida aperta e occorre giocarla fino in fondo passando dalla contrapposizione alla discussione delle proposte concrete. Solo così il "popolo di Seattle" avrà raggiunto il suo secondo traguardo. Guardare a questo e non solo alle tre vittorie fin qui conseguite da oggi è il nuovo imperativo. |
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