Quanto è difficile mandare avanti l’edicola

Un lettore di Redazione ci ha proposto di pubblicare quest'articolo apparso sul quotidiano Liberazione, che parla di un argomento trattato di recente anche da Varesenews: la globalizzazione che ammazza le valli

Riceviamo e pubblichiamo
Una storia di ordinaria ingiustizia dal ricco nord
Le edicole chiudono, i supermercati ridono

 

Caro direttore, la storia che mi permetto di raccontarle non si può certo annoverare tra le notizie sensazionali o nei cosiddetti "casi limite", ma è soltanto un’ulteriore dimostrazione di quanto il sistema in cui viviamo produca contraddizioni e ingiustizie non solo nei paesi poveri del mondo ma anche in zona "ricche" del nostro paese. Io vivo in una cittadina dell’Alto Varesotto, da oramai dieci anni la mia fonte di reddito è un’edicola che gestisco in collaborazione con mia madre. Come lei saprà benissimo tale lavoro non mi permette certo di arricchirmi, ma con gli enormi sacrifici legati agli orari e alle poche ferie sono sempre riuscito a ricavare il necessario per il mio sostentamento. Da circa due anni però l’allargamento della vendita dei giornali alla grande distribuzione sta mettendo a dura prova la tenacia che mi ha permesso sino ad ora di resistere. "La sperimentazione", eufemismo che usarono a suo tempo per far partire questa operazione, ha portato nella mia zona (circa 16mila abitanti) all’apertura di ben tre punti vendita all’interno dei supermercati. Sempre secondo le promesse se tale esperimento avesse provocato una grossa perdita per le edicole già presenti sul territorio si sarebbe provveduto a chiudere uno dei nuovi punti vendita. Ora le perdite si aggirano attorno al 20-30%, e un’edicola ha già chiuso i battenti. Tralascio volutamente tutta la discussione legata all’eticità di questo allargamento e al concetto che un giornale non potrà mai essere trattato come uno shampoo. Devo per forza di cose registrare la poca attenzione su questo argomento da parte dei partiti locali (tranne rare eccezioni) e l’assoluta incapacità del sindacato di categoria di far sentire la propria voce. La resistenza che sino ad ora mi ha portato a proseguire nel mio lavoro sta però ricevendo l’ultima stangata. La zona in cui è ubicata la mia edicola subirà nei prossimi mesi delle sostanziali modifiche dal punto di vista urbanistico, l’amministrazione comunale mi ha quindi "chiesto" di spostarmi (a mie spese) per qualche mese per permettere l’esecuzione dei lavori. La zona prescelta, decentrata e quasi priva di passaggio mi costringerebbe ad alcuni mesi di forzati guadagni irrisori. Ad opere urbanistiche completate dovrei rispostarmi (sempre a mie spese) nella zona ridisegnata dall’amministrazione. Ovviamente la mia edicola, che non corrisponde più alle norme di legge, dovrebbe subire delle modifiche o meglio ancora dovrebbe essere sostituita da una nuova in sintonia con il nuovo contesto urbanistico. Spesa che mi costerebbe più di cento milioni. A questo punto, nonostante la mia ostinazione, la scelta che devo effettuare è oramai obbligata: chiudere. Così anche in una zona ricca come la mia, i processi in corso non divergono da quelli imperanti. I grandi agglomerati di distribuzione sono agevolati nei pagamenti, nelle licenze e le amministrazioni comunali forniscono loro sovrastrutture, incroci adatti, rotonde necessarie, allargamenti di carreggiate e via discorrendo. I piccoli muoiono nell’assoluto silenzio.


Lele
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Pubblicato il 18 Settembre 2001
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