A Varese il progetto ERA aiuta le donne vittime di violenza a ritrovare lavoro e autonomia

In provincia di Varese una rete tra centri antiviolenza, imprese, università e terzo settore lavora per sostenere il reinserimento lavorativo delle donne che hanno subito violenza, puntando su formazione, tirocini e nuove opportunità professionali

Generico 23 Feb 2026

In un mercato del lavoro in continua evoluzione, l’indipendenza economica non è solo un obiettivo individuale, ma una necessità sociale. È su questa premessa che si fonda il Progetto ERA – Empowerment, Resilienza, Autonomia, finanziato da Regione Lombardia per il biennio 2025-2026 nell’ambito del bando “promozione di progetti e interventi di reinserimento lavorativo e/o formazione professionale per l’empowerment femminile, il reinserimento lavorativo e la ripartenza economica e sociale delle Donne vittime di violenza”. Il progetto mira a trasformare il potenziale delle donne in percorsi professionali dignitosi, offrendo una via d’uscita concreta dalla violenza attraverso l’indipendenza economica.

La Rete Territoriale e i Centri Antiviolenza

Il progetto è guidato dal Consorzio CSeL (capofila) in collaborazione con i Centri Antiviolenza (CAV) EOS, Icore e Donna Sicura e le cooperative Baobab e Lotta Contro l’Emarginazione che gestiscono case rifugio in provincia. Il progetto si colloca in continuità agli interventi precedenti realizzati con Capofila il Comune di Varese, che hanno dato il via ad un consistente lavoro di rete e di connessione tra i diversi soggetti del territorio.

In questi primi 14 mesi di lavoro hanno collaborato insieme:
Partner di progetto e Enti del Terzo Settore, custodi della prossimità e dei bisogni.
Aziende e Associazioni Datoriali, per connettere la formazione alle reali richieste del mercato.
Università, per l’apporto scientifico e l’analisi dei dati.
Centro Servizi per il Volontariato (CSV), motore della cittadinanza attiva.
Questa rete garantisce che ogni donna inserita nel percorso non sia solo “un numero”, ma parte di un sistema che la sostiene dal primo colloquio fino all’ingresso in azienda.

I CAV svolgono un ruolo cruciale, offrendo ascolto, supporto psicologico e legale, e un primo orientamento al lavoro. Ecco alcuni dati che evidenziano la portata del fenomeno nel nord provincia di Varese:
Accessi: nel biennio 2024-2025, sono state 500 le donne che si sono rivolte ai CAV del progetto per richiedere aiuto nella ricerca di un lavoro.
Tipologia di violenza: dai dati del 2024 emerge che il 95% delle donne subisce violenza psicologica e il 63% violenza economica.
Profilo occupazionale: quasi 6 donne su 10 risultano già occupate, ma spesso in situazioni di precarietà, mentre il 30% è disoccupata o inoccupata.
Istruzione: il 33% possiede un diploma e il 19% una laurea, a dimostrazione che la violenza non risparmia profili con scolarità elevata.

Bilancio 2025: risultati raggiunti

Il primo anno di attività ha prodotto risultati incoraggianti che rispondono ai bisogni reali del territorio:
28 donne prese in carico;
20 enti territoriali e 30 imprese coinvolte nella rete;
5 tirocini formativi attivati per favorire il reinserimento professionale;
9 contratti di lavoro sottoscritti;
7 servizi di conciliazione erogati per supportare le donne nel bilanciamento tra vita privata e lavoro;
7 corsi di formazione attivati, di cui uno costruito ad hoc per il progetto.

Oltre all’obiettivo principale del reinserimento lavorativo il progetto prevede attività di sensibilizzazione aziendale con lo scopo di aumentare le conoscenze rispetto alla tematica, abbattere pregiudizi e creare nuove possibilità lavorative: accompagnare le imprese a comprendere le fragilità e le potenzialità di queste lavoratrici, decostruendo il pensiero che la vittima sia “un problema” anziché un valore aggiunto.

Imprese che fanno la differenza: il Workshop

Il coinvolgimento del mondo profit, dei Centri per L’Impiego e dei servizi territoriali ha avuto il suo apice durante il workshop “Imprese che fanno la differenza”, tenutosi il 10 febbraio 2026 presso l’Università dell’Insubria.
L’evento, patrocinato da Confapi, Confindustria e Camera di commercio ha rafforzato la collaborazione tra terzo settore e aziende attraverso tavoli tematici mirati sui temi della Conciliazione, Inserimento lavorativo, Sensibilizzazione Aziendale, Certificazione di genere e congedo indennizzato.

Scardinare lo Stereotipo e Sfide per il 2026

Il valore aggiunto del Progetto ERA è la sfida culturale per rompere lo stereotipo che incanala le donne, in particolare quelle provenienti da paesi extra-UE, esclusivamente verso i servizi di cura. ERA promuove invece l’inserimento in settori diversificati: logistica, amministrazione, industria e servizi avanzati.
L’obiettivo è chiaro: riconoscere le competenze pregresse e le aspirazioni individuali, offrendo una scelta che vada oltre la “strada obbligata” del lavoro di cura; l’autonomia, infatti, non è solo avere uno stipendio, ma avere il diritto di scegliere la propria identità professionale.”

Con la solida base costruita nel primo anno, il Progetto ERA guarda al 2026 con l’ambizione di consolidare questi risultati, ampliando ulteriormente la rete delle aziende partner e rendendo questo modello replicabile e implementabile per future progettazioni.

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Pubblicato il 08 Marzo 2026
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