Aspem, un affare che deve riguardare anche i piccoli comuni
Da un piccolo amministratore del Carroccio una proposta sulla privatizzazione Aspem
Perché l’affare Aspem non può riguardare effettivamente anche i piccoli comuni? È questo il suggerimento di uno dei rappresentanti della lunga serie di piccole amministrazioni che formano la provincia di Varese. È il primo cittadino leghista di Buguggiate Alessandro Vedani, che in una nota avanza una proposta in merito al coinvolgimento delle piccole amministrazioni comunali nella privatizzazione di Aspem. Insomma un suggerimento che arriva dalla Lega e va dritto al sindaco Fumagalli, proprio quando sul futuro dell’affare appaiono sempre più imprevedibili gli sviluppi. Come spiega in una nota, è pur vero che la privatizzazione dell’azienda pubblica ha un target ben definito che comprende il mercato privato e gli enti comunali, ivi compresi i comuni minori. Ma è altrettanto vero che le finanze di un piccolo comune sono quelle che sono. «Arrivano da più parti le sirene che invitano a mettere a bilancio risorse economiche per l’acquisto di quote societarie – spiega Vedani – a questo punto si presenta un evidente problema di merito: i comunelli, come Buguggiate, dove diavolo trovano le risorse economiche per permettersi simili operazioni, dal momento che sono profondamente squattrinati?». Ed ecco il suggerimento del primo cittadino: «perché non prevedere l’assegnazione ai comuni di una parte d’azioni commisurata al valore aggiunto costituito dai contratti in corso, “fidelizzando” così il cliente e rendendolo direttamente partecipe alle scelte di politica economica dell’azienda?». Nel caso della privatizzazione di una quota di Aspem una parte dei proventi dell’operazione potrebbe ricadere anche sui comuni che hanno dato in concessione la propria rete idrica o del metano oppure il servizio di raccolta dei rifiuti. «Questi contratti, stipulati spesso con scadenza a lungo termine, sono il reale valore aggiunto dell’azienda municipalizzata stessa, in quanto costituiscono ciò che ha permesso e che permetterà all’azienda di trarre profitto dalla gestione del servizio – spiega ancora Vedani – strutture, mezzi e risorse umane col relativo know how sono messi sul piatto della bilancia del mercato, sulla quale si aggiungono questi pezzi di carta con un peso specifico certamente elevato: contratti stipulati spesso in condizioni d’assenza di concorrenza tra enti erogatori di tale servizio e con scadenze decisamente lunghe. Questa valutazione il mercato l’esprime in termini economici, e allora perché chi conferisce questo valore aggiunto è tagliato fuori?».
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