Traffico illecito di rifiuti, imprenditore a processo a Varese
Sotto la lente una delle ultime posizioni dopo i 14 arresti di tre anni fa. Ascoltato in aula un esperto di classificazione dei rifiuti. "Quei cavi elettrici non erano pericolosi"
I cavi elettrici da smaltire in un’azienda della provincia di Varese finiti in un’indagine del Noe di Milano che portò tre anni fa all’arresto di 14 persone: la gran parte delle posizioni processuali si sono concluse, ne rimane aperta una dinanzi al giudice monocratico di piazza Cacciatori delle Alpi frutto di indagini della Procura di Milano che contestava ad una ditta la presenza di “ftalati“ al termine della lavorazione.
Un elemento che ha portato un imprenditore varesino a giudizio per il reato di “traffico illecito di rifiuti”; reato contestato dalla difesa – avvocato Elio Giannangeli – che nel corso dell’escussione del teste ascoltato giovedì in aula ha molto insistito sulla liceità delle procedure.
Cioè: quei cavi lavorati per separare i metalli nobili perché conduttori di energia – rame in purezza, per la maggiore – dalle coperture potevano venire trattati così come spediti dal “produttore” dei rifiuti poiché rientravano in una categoria specifica, in particolare non erano cavi realizzati con impregnanti.
Il 25 giugno prossimo il teste – consulente tecnico esperto della materia – , verrà contro esaminato dal pubblico ministero Francesco De Tommasi (famoso per sostenere l’accusa del “caso Alessia Pifferi”, condannata all’ergastolo per aver abbandonato in casa a Milano la figlia Diana di 18 mesi, lasciandola sola per sei giorni nel luglio 2022 fino a causarne la morte per stenti).
Il contro esame non è stato portato a termine oggi, giovedì, in quanto il giudice cambierà a breve ufficio – verrà ricollocata presso l’ufficio Gip/gup – ed è stato disposto che l’esame rimanga “aperto“ per consentire al nuovo magistrato una valutazione più pertinente del caso.
La notizia trae spunto da un’indagine coordinata dalla Procura di Milano, con la collaborazione delle autorità tedesche, che ha portato a numerosi arresti e perquisizioni per un presunto traffico illecito di rifiuti in diversi Paesi europei. Contestati, a vario titolo, associazione a delinquere, riciclaggio e false fatturazioni. Il gip ha disposto anche il sequestro di circa 90 milioni di euro, somme che secondo gli investigatori sarebbero state reinvestite nel circuito illecito e in attività lecite, tra cui l’acquisto di quote del Novara Calcio. L’operazione rientra in un “Action Day” coordinato da Eurojust, con il supporto di Europol.
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