Arrivano le condanne per il furto a Malpensa da 240 mila euro ai danni di Fabio Capello
I fatti avvenuti nell’estate del 2017: nei bagagli collane e preziosi di Buccellati e Cartier. Nei guai gli esecutori e i ricettatori
Arrivano le condanne per il furto di preziosi nelle valigie di Fabio Capello e signora: in viaggio a Malpensa vennero derubati di un trolley, a quanto pare dimenticato su un marciapiede dello scalo. Le indagini, partite dopo la denuncia sporta dall’ex calciatore e allenatore, portarono al processo nel quale sono state chieste condanne per gli imputati da parte della titolare dell’inchiesta, la Sostituta procuratrice Nadia Calcaterra.
È di oggi, martedì, la decisione del giudice Roberto Falessi che ha condannato quattro dei cinque ricettatori finiti a giudizio a Busto Arsizio a pene detentive fra i due anni e mezzo e i tre anni di reclusione, mentre il quinto imputato è stato stralciato dal procedimento principale e portato di fronte al giudice competente per territorio, cioè Novara.
Degli altri due soggetti implicati nella vicenda e accusati di furto, uno ha patteggiato a 5 mesi, l’altro è stato condannato a un anno con rito abbreviato.
Il “caso” Capello arrivò all’onore delle cronache quasi dieci anni fa, certamente per via della persona offesa – conosciutissimo mister di squadre dal blasone globale quali Milan, Roma e Real Madrid – ma anche per l’importanza del furto, tecnicamente commesso a Ferno il 4 maggio 2017.
Dalle ricostruzioni emerse ai tempi, risultò infatti che Capello, di ritorno dalla Germania, dimenticò sul marciapiede il trolley pieno di preziosi, allontanandosi a bordo di un taxi in direzione Lugano, sua residenza.
Nella valigia c’erano collane in platino e diamanti, orologi Cartier, bracciali della medesima marca, orecchini con rubino, un anello di Buccellati, collane di perle scaramazze, portadocumenti griffati, due iPhone, un Apple Watch, un Buddha in corallo e un libro di Camilleri. Valore complessivo: 240mila euro.
Dopo la denuncia partirono le indagini, che riuscirono a risalire ai sospettati, poi finiti a giudizio nel quale testimoniò in aula anche lo sesso allenatore.
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