Il lento risveglio di Lidia

Dopo quaranta giorni di coma, il risveglio di una bambina di undici anni. Emozionati i primari che lanciano una proposta: perché non fare un centro per il risveglio dei bambini

Ha mosso i suoi primi passi in questi giorni, dopo quaranta di coma. A risvegliarsi da questo lungo sonno è stata la piccola Lidia di undici anni, vittima lo scorso ottobre di un incidente automobilistico che la ridusse in fin di vita. Era stata investita da un’automobile lungo la statale di Uboldo, mentre si recava a scuola. Subito in coma la piccola era stata trasportata all’ospedale di Saronno, con una emorragia interna e diverse fratture. Una prima operazione portava i medici ad asportarle la milza. Condizioni disperate. Questo era il verdetto dei dottori. E oggi Lidia ricomincia a camminare, a parlare dopo quello che il personale sanitario del Circolo di Saronno ha definito un lento risveglio, fatto di timidi e allo stesso tempo toccanti segnali di vita. Ora vuole un gattino nero e ritornare a casa per fare un bel pupazzo di neve con il suo papà. Lo ha chiesto proprio lei oggi, in un incontro in cui il team di primari che l’hanno seguita in questa straordinaria guarigione, hanno spiegato come la collaborazione fra le diverse unità è stata preziosa nell’assicurare il risveglio della bambina. 

Un lungo periodo prima in terapia intensiva in cui Lidia è passata dal coma farmacologico al coma vegetativo. La sua prima reazione è stata singolare e commovente, come ha testimoniato il dottor Carlo Capra, rianimatore. «Durante una visita per provare le sue reazioni, ho schioccato le dita, lei ha risposto nello stesso identico modo». È stata questa reazione, avvenuta dopo venti giorni dall’incidente, che ha portato i medici a valutare il suo trasferimento in pediatria, un ambiente più caloroso e più ricco di stimoli, che la piccola paziente dimostrava di recepire.

«Questa bambina ci ha dato molto» ha detto il primario della terapia intensiva, Giovanni Montrasio. E questa esperienza ha mostrato come la forte interazione fra le Unità ospedaliere  abbia prodotto un grande risultato. Perché non creare una casa del risveglio per bambini allora? È stata questa la proposta carica di entusiasmo di Montrasio. Se la mamma di Lidia non avesse infatti insistito per tenere la bimba a Saronno, Lidia sarebbe stata trasferita a Garbagnate alla Casa del risveglio. È stata una prova difficile, superata appieno, e allora perché non tentare anche presso il Circolo di Saronno. 

Lidia sta recuperando molto velocemente tutte le sue capacità. «Anche se ci vorranno ancora mesi per il completo recupero» ha spiegato Enzo Brusini, primario della riabilitazione. Fra poco potrà andare a casa, ma dovrà ritornare per gli esercizi riabilitativi e per gli incontri con il neuropsichiatra infantile. 

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Pubblicato il 14 Dicembre 2001
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