A competere per l’Ebri si aggiunge anche Roma

Varese -Taino rimane una località appetibile per ospitare il centro europeo del cervello auspicato dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini, anche se nuove e competitive candidature si aggiungono alla rosa delle possibili sedi

La piccola Taino sogna di poter un giorno ospitare il centro di ricerca europeo sul cervello noto come Ebri di cui è insigne promotrice il Premio Nobel Rita Levi Montalcini. I numeri per stare al gioco ci sono. L’ex polveriera della Montedison, acquistata dal comune nei mesi scorsi e candidata dalla stessa amministrazione come possibile sede del centro di ricerca, ha buone carte da giocare. La competizione è forte e Taino si ritrova nel mezzo di una lotta fra giganti. Non si tratta più solo delle candidature del Varesotto, ma il panorama, data l’importanza del progetto, si sta pian piano allargando. La proposta auspicata mesi or sono da Rita Levi Montalcini e che personalità come Alfredo Ambrosetti, manager di fama mondiale e Massimo Ferrario, presidente della provincia, hanno finora sostenuto con l’augurio di realizzarla nel Varesotto, sta infatti allargando i consensi e i sostenitori. Così dalla dimensione puramente regionale il centro di respiro europeo e internazonale ha su di sè anche l’attenzione dello stato. A dimostrarlo, dopo Torino è infatti la sopraggiunta candidatura di Roma. Per questo l’impresa per l’ex polveriera di Taino diventa più difficile.
Ma come si diceva non mancano buone carte da giocare. La qualità dell’ambiente, la vicinanza di un altro centro di ricerca di prestigio come quello della Commissione europea a Ispra e la facilità delle comunicazioni, strade ferrovia e aeroporto tutto ad un passo. Sono questi i pregi che può accampare Taino e di cui parla anche il vicesindaco Carlo Castiglioni, che definisce l’area appena acquistata dal Comune «un luogo suggestivo di archeologia industriale che per giunta è una vera e propria terrazza sul Lago Maggiore e sulla catena delle Alpi, insomma un luogo ameno e tranquillo». Praticamente perfetto verrebbe da dire. Quanto ne guadagnerebbe il territorio è facile pensarlo. «Non sarebbe un punto di eccellenza, un luogo di prestigio solo per il comune, ma per l’intero territorio che concentrerebbe qui duecento posti di lavoro altamente qualificati». L’indotto che procurerebbe sul territorio non è ininfluente, basti pensare come il Ccr di Ispra ha influenzato la qualità della vita del territorio in cui è cresciuto.

Se fanno paura le città di Torino e Roma, anche nel Varesotto le candidature non si fermano alla sola Taino. Nell’ultimo incontro fra il Comitato presieduto dal presidente Massimo Ferrario, che sta monitorando l’evolversi del progetto, e il Premio Nobel Montalcini c’è stata una prima scrematura che ha lasciato sul campo oltre l’ex polveriera anche la Siae Marchetti di Sesto Calende e una sede a Varese. In quell’occasione era stata scartata l’ipotesi di Busto Arsizio. Ma questo non ha impedito alla stessa città di ripresentare una proposta alternativa che sarà nuovamente sottoposta all’attenzione degli interessati. Non si conoscono i tempi in cui si arriverà alla tanto attesa scelta, di certo per ora c’è solo che l’attesa non resta più circoscritta all’ambito provinciale e Varese e il Varesotto devono ora fronteggiare l’offensiva di due potenze autentiche come Roma e Torino che a loro volta non vogliono lasciarsi sfuggire una opportunità irripetibile.

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Pubblicato il 14 Marzo 2002
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