E adesso italianizzano i cartelli “lumbard”
La nuova toponomastica in dialetto attaccata a colpi di bombolette spray
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L’hanno fatta però all’incontrario, perché alla prima occasione, e cioè con l’installazione dei cartelli in dialetto ai quattro angoli della città, ecco che gli emuli hanno colpito allo stesso modo, con una sorta di pena del contrappasso. Perché il lombardissimo "Casan Magnag", con una passatina di vernice rossa, è diventato l’ibrido "Casano Magnago", ingiuriosa storpiatura del dialetto dei padri.
Ma qualche settimana fa il consiglio comunale è ritornato a parlare di toponomastica (a proposito, vi ricordate che in città c’è un comitato apposito per la salvaguardia della toponomastica?), facendo approvare l’istituzione dei cartelli in dialetto. Che costano qualche soldino alle tasche dei cittadini, ma sono così trendy. Ma non avevano fatto i conti con le bombolette spray. Solo che di questo passo, in città, non ci sarà più un cartello vergine. I lumbard storpiano l’italiano, gli italiani storpiano il lumbard. |
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Anni di onesta verniciatura, di eliminazione chirurgica delle vocali finali, di volonterosa padanizzazione della toponomastica locale dovranno pur aver insegnato qualcosa al popolo. Tranquilli, la risposta è sì. Quei militanti che si sono fatti le ossa spargendo colore sulla segnaletica di tutto il Nord Italia hanno fatto scuola.
Una sorpresa ma neanche troppo. A Cassano sono anni che si litiga sui cartelli. A Cassano, sarebbe meglio dire, sono anni che si litiga. Prima Togliatti, poi Allende, prima li mettono, poi li tolgono, e giù proteste, beffe, sverniciate di qua e di là. Poi tutta le vicenda sull’eliminazione dei cartelli dedicati ai leaders del movimento operaio si spense.





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