“L’articolo 18? ricordo quando non c’era”

Varese - È entrato in fabbrica nel 1967, a quindici anni. L'Autunno caldo era alle porte, ma ancora troppo lontano per chi lavorava 50 ore alla settimana in una fabbrica del sud della provincia

È entrato in fabbrica nel 1967, quando aveva appena quindici anni. L’autunno caldo era alle porte, ma ancora troppo lontano per chi lavorava 50 ore alla settimana in una fabbrica del sud della provincia e doveva cercare di tirare avanti. «Lavoravo 9 ore al giorno, più 5 ore al sabato. Una sera il capo reparto venne a cercarmi, dicendomi che dovevo fare gli straordinari la sera. Io risposi che non avevo intenzione e lui di tutta risposta mi chiuse a chiave dentro il reparto magazzino. Fu allora che decisi di iscrivermi al sindacato».

Comincia così il suo racconto Adriano Colombo, operaio alla Duplomatic (azienda metalmeccanica di Busto Arsizio), di fronte alla platea gremita del cinema Vela, dove la Cgil provinciale ha riunito gli Stati Generali, in previsione dello sciopero del 23 marzo. Colombo «ha resistito tre anni»,  aspettando lo Statuto dei lavoratori e si è iscritto alla scuola serale. Oggi continua a lavorare in quell’azienda che conta 200 dipendenti. «Ricordo che, appena entrato, i capireparto e i dirigenti erano tutti imparentati con il padrone dell’azienda. Era perciò difficile fare qualsiasi discorso sui diritti dei lavoratori. Anch’io sono parente, molto alla lontana, con il padrone dell’azienda e a chi me lo rinfaccia rispondo che nessuno dei due se ne vanta».

Ma che cosa ci azzecca tutto questo con l’articolo 18, viene da dire? «C’entra, eccome se c’entra – risponde Colombo -. La mia esperienza mi ha insegnato che le aziende in questi anni hanno avuto tutti gli strumenti per licenziare, seppur chiamati in diverso modo. Le crisi economiche sono cicliche e ricordo che, nel 1984, alla Duplomatic  70 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione per due anni a zero ore. Ci sono state tre aperture di mobilità in meno di 18 mesi e si è passati da 305 a 200 occupati. Oggi nelle fabbriche entrano solo lavoratori interinali. Se si difende l’articolo 18 tutti i lavoratori sono più tutelati, ma soprattutto lo sarà il sindacato, perché abbattere questa norma significa aprire una via alla discriminazione sindacale».

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Pubblicato il 15 Marzo 2002
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