Statale interrotta: se non riapre sindaci e cittadini in piazza
Luino – Gravi disagi per la popolazione e per l’economia della zona sono stati denunciati dagli amministratori locali del Luinese a causa della mancata riapertura della statale 394. Fiorini: «Siamo al limite del ridicolo, occorre una soluzione immediata»
Enormi disagi per i cittadini e per le numerose attività commerciali che proprio in questo periodo iniziano a risvegliarsi dopo un inverno col turismo ridotto ai minimi termini. Ma non solo: trasporti in difficoltà, e primi segni di cedimento tra i volontari della Protezione civile che presidiano i passaggi da e verso la Svizzera.
E, manco a farlo apposta, anche la “beffa” di vedersi riaperta la ferrovia – sottoposta a decisivi interventi di ingegneria per permettere il passaggio dei convogli – prima ancora della Statale che collega il Luinese al Canton Ticino.
E’ questo, in sunto, quanto emerso dalla riunione tenutasi nella serata di ieri a Luino dove la Comunità Montana Valli del Luinese doveva approvare il bilancio. Una seduta tecnica, quindi, senza colpi di scena – il bilancio è stato difatti approvato a maggioranza – ma che ha fornito il pretesto per uno sfogo da parte degli amministratori locali rispetto alla situazione creatasi in seguito alla frana dello scorso 22 febbraio che ha danneggiato la ferrovia e in parte la statale 394, poco prima dell’ultima galleria che porta all’abitato di Maccagno. A rompere il ghiaccio proprio il sindaco di Veddasca – uno de centri che assieme a Pino Lago Maggiore, Tronzano, Maccagno soffrono maggiormente delle limitazioni dettate dalla mancata riapertura della lacuale – che ha chiesto lo stato dei lavori per l’apertura della strada, denunciando i disagi per la popolazione. E poi a ruota altri consiglieri, sindaci e non, che hanno dato una descrizione reale della situazione che si sta vivendo nella semi enclave che dalla “frana” (oramai rimossa) porta al confine.
«Anche i volontari della protezione civile, che hanno dato grande prova di impegno e senso civico, stanno dando segno di cedimento, siamo a corto di uomini per presidiare i punti d’accesso al luogo della frana», ha affermato Vito Vaglio, consigliere comunale di Luino e membro del direttivo della Comunità Montana. E ancora lo stesso Fiorini, il presidente, ha parlato di situazione “ridicola” nella gestione della situazione da parte dell’Anas. Una sorta di balletto delle responsabilità per cui ogni ente – Ferrovie e Anas – farebbero da sé per arrivare all’obiettivo di ripristinare i collegamenti. Risultato: i treni passano, la strada è chiusa se non per le quattro fasce orarie (mattina presto, mezzogiorno, sera e notte), con incredulità e sbigottimento da parte della gente.
«E’ stato calcolato – afferma lo stesso Fiorini – che nella sola fascia oraria del mattino, dalle 5.30 alle 8, il flusso d’auto riguarda un notevole numero di automobilisti: 1744 le auto dirette verso la Svizzera, più di 900 quelle in entrata, creando rallentamenti ed enormi disagi».
Una delle strade da percorrere è quella di scrivere al Prefetto di Varese, come è stato fatto tramite telegramma dallo stesso presidente. In aula a quel punto è stato fatto notare che la corsa ciclistica di domenica mattina è passata nel tratto franato proprio mediante l’autorizzazione del Prefetto. Una situazione difficile, insomma, che gravita attorno alla questione della sicurezza degli automobilisti e che dovrebbe sbloccarsi con un ulteriore sopralluogo nel corso della giornata di oggi, martedì 12 marzo, da parte di tecnici dell’Anas.
Nel caso in cui la circolazione non venisse ripristinata a senso unico alternato nell’arco delle 24 ore e con semaforo, quindi, i sindaci si sono ripromessi di scendere sul piede di guerra. Il da farsi verrà deciso in un’assemblea straordinaria ma c’è già chi si dice pronto a occupare le piazza con gli amministratori e i cittadini per risolvere la situazione, come ha affermato Patrizio Frattini, presidente del Bacino Imbifero del Ticino che conta al suo interno decine di comuni.
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