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Riceviamo e pubblichiamo
Il Coordinatore Provinciale della "Margherita-Democrazia è Libertà", Paolo Rossi, scende in campo sulla questione della stipula del protocollo d’intesa di ASPEM, AGESP e AMSC per la costituzione di una grande azienda provinciale pubblica:
Dopo anni di inerzia colpevole, l’avvicinarsi delle elezioni ha messo il sale sulla coda al centrodestra e soprattutto alla Lega.
La decisione dei presidenti delle tre municipalizzate di Varese, Busto Arsizio e Gallarate di procedere a tappe forzate con la fusione del ramo-acque di ASPEM, AGESP e AMSC, preoccupa e pone seri interrogativi per i quali chiediamo precise e puntuali risposte
La Margherita non è contraria all’ipotesi che le maggiori aziende pubbliche della nostra Provincia uniscano le loro forze in un unico grande soggetto imprenditoriale. Per anni abbiamo, spesso inutilmente, auspicato che le maggiori città della nostra Provincia riuscissero a superare i campanilismi e le inutili divisioni e, insieme, riuscissero a "fare sistema".
Vogliamo però mettere in guardia dalle strumentalizzazioni elettoralistiche fatte da chi per anni è stato inutilmente fermo e poi, a poche settimane dal voto, ha deciso di recuperare il terreno perso.
Nell’articolo allegato, a firma di Livio Frigoli – componente del coordinamento provinciale de La Margherita – abbiamo cercato di evidenziare alcuni dubbi e perplessità sull’argomento.
Ma allora la Casa delle Libertà sulle municipalizzate fa davvero sul serio? Dopo anni di vero e proprio letargo la Lega sembra essersi improvvisamente risvegliata ed è partita lancia in resta per una vera e propria rivoluzione politica e amministrativa. Aveva iniziato, nell’autunno scorso, l’onorevole Giancarlo Giorgetti con una intervista in cui preannunciava la volontà di unire le aziende pubbliche delle maggiori città della nostra provincia in un’unica grande holding. Poi la legge finanziaria dello Stato – all’art. 35 – aveva recepito integralmente i desideri del neo segretario della Lega Lombarda creando un quadro di regole apparentemente favorevole all’attuazione dei suoi desideri. Subito dopo si era messa in moto la Provincia che aveva avviato le procedure per la costituzione di una mega-holding partecipata da tutti i comuni provinciali e candidata a gestire – in prima battuta – il solo servizio idrico integrato, per poi estendere il proprio raggio d’azione ad altre importanti utilities: prime fra tutti il gas, l’energia, l’illuminazione ed i rifiuti. Principale artefice della proposta era ed è il Presidente uscente della Provincia, Massimo Ferrario, che risulta anche essere candidato alla presidenza della futura società. L’altro giorno l’ennesima novità: i presidenti delle tre maggiori municipalizzate della Provincia, due leghiste (Varese e Busto Arsizio) e una a guida “polista” (Gallarate), hanno stipulato un protocollo d’intesa con il quale hanno avviato il conferimento del ramo-acque ad un’unica grande azienda provinciale. Ora i consigli comunali saranno chiamati a ratificare, entro 45 giorni, la decisione dei presidenti delle municipalizzate. Varese e Busto Arsizio dovranno anche accelerare dato che lo scioglimento del Consiglio (causa elezioni) è ormai alle porte. Quella in atto è ben lungi dall’essere un’operazione di ordinaria amministrazione, ma a causa della imminente scadenza elettorale, essa rischia di essere sottovalutata da molti osservatori. Occorre invece che l’attenzione di tutti rispetto a questi importanti fatti politici ed amministrativi sia mantenuta ad un livello altissimo. Anche perché gli interrogativi a cui la Casa delle Libertà non ha sinora risposto in modo esaustivo sono molteplici. Eccone alcuni: 1. Secondo molti osservatori l’art. 35 della finanziaria – l’architrave su cui si basa il progetto leghista – è anticostituzionale in quanto il nuovo Titolo Quinto della Costituzione (voluto dall’Ulivo e diventato legge dello Stato grazie alla ratifica referendaria dello scorso ottobre) ha tolto al Parlamento e al Governo il potere di legiferare sui servizi pubblici locali. Per tanti anni la Lega si era riempita la bocca raccogliendo voti e consensi intorno ad un fantomatico “via da Roma”. Ebbene, una volta conquistato il potere “romano” i presunti federalisti, o secessionisti che dir si voglia, hanno stabilito in forma autoritativa in che modo i Comuni e le Province d’Italia dovrebbero gestire i servizi pubblici. Ma dov’è finito il rispetto e la valorizzazione delle autonomie locali? Che fine hanno fatto le parole d’ordine con cui per anni i leghisti hanno seminato avversione verso lo Stato e hanno garantito impegno totale contro il “centralismo” e lo “statalismo”? L’art. 35 della finanziaria potrà anche piacere ai leghisti varesini, ma il mondo purtroppo non finisce a Varese e se altri Comuni, altre Province o altre Regioni (magari la stessa Regione Lombardia) decideranno – in nome del federalismo, quello vero – di denunciare l’anticostituzionalità di quell’articolo ne vedremo delle belle. 2. Un secondo motivo di perplessità è dato dall’atteggiamento che alcuni sostenitori della Casa delle Libertà hanno mostrato rispetto a tutta questa vicenda. E’ noto che la nostra Provincia oltre al sindaco Giorgetti, ha inviato in Parlamento un altro amministratore locale, Graziano Maffioli, Sindaco di Casale Litta, senatore di maggioranza in quota UDC. Ebbene Maffioli non perde occasione per denunciare la propria insoddisfazione rispetto al progetto di costituzione della holding delle acque e su questo problema ha già tentato di organizzare la protesta dei Comuni minori. Che succederà quando le contraddizioni ed i mugugni di molti Sindaci si trasformeranno in vere e proprie opposizioni? 3. Analogo discorso riguarda, più in generale, i partiti del Polo. Il processo di fusione è di chiara marca leghista. Tutti conoscono lo scetticismo con cui il Presidente di AMSC-Gallarate si è inizialmente espresso a proposito della mega-holding. La stessa Saronno – città amministrata da rappresentanti del Polo, fra cui De Wolf, Segretario provinciale di Forza Italia – non ha partecipato alla stipula del protocollo d’intesa. Semplice dimenticanza? O forse sintomo di un malessere più diffuso che spinge F.I., A.N. e U.D.C. a manifestare anche su questa vicenda una opposizione allo strapotere assoluto di cui gode la Lega Nord nella nostra Provincia? 4. E poi c’è il Ministero dell’Ambiente. Con una nota del gennaio scorso il Ministro Matteoli ha stabilito l’obbligatorietà della gara per l’affidamento della gestione del servizio idrico. Tradotto: la nuova società a cui stanno alacremente lavorando i sindaci delle maggiori città varesine dovrebbe comunque partecipare ad una gara per l’acquisizione del servizio idrico e non potrebbe acquisirlo direttamente. E allora perché costituire la società? In quanto componente del Comitato ristretto che deve supervisionare l’attuazione del servizio idrico integrato ho posto questo interrogativo agli altri componenti del Comitato e alla Provincia, ma nessuna risposta ufficiale è mai pervenuta a me ed agli altri componenti. 5. Da ultimo. Perché adesso? Per anni le municipalizzate si sono guardate in cagnesco, incapaci di dialogare e di collaborare. Per anni il centrosinistra, le forze sociali e, soprattutto, quelle imprenditoriali, hanno chiesto, inascoltate, di “fare sistema”. Pochi esponenti della cosiddetta Casa delle Libertà hanno dato per davvero retta a queste illuminate istanze, salvo poi scoprire la giustezza della proposta a poche settimane dalle elezioni. Perché quel ritardo? E perché questa fretta?
Sono questi alcuni dei molteplici dubbi rispetto ad un progetto che, per portata e rilevanza, non può in alcun modo essere sottovalutato. Noi non siamo contrari aprioristicamente alle finalità enunciate, ma non possiamo non denunciare il timore che – pur di avere tutto e subito – si finisca con in mano un bel pugno di mosche. Non Massimo Ferrario, da sempre attento a queste problematiche, ma la Lega ed il Polo sono usciti da un’inerzia decennale e ora accelerano in modo brusco, rischiando purtroppo di provocare gravi contraccolpi. Accantonare definitivamente il campanilismo esasperato che per tanti anni ha caratterizzato l’azione delle municipalizzate nella nostra Provincia, è un fatto di grande rilievo che giudichiamo con favore. Sbagliato è invece – complice la scadenza elettorale – il tentativo di ribaltare, da un giorno all’altro, i ritardi e gli errori sin qui accumulati. La gatta frettolosa spesso fa i gattini ciechi. E non è usando la nostra Provincia come una vera e propria cavia su cui sperimentare l’attuazione di un articolo di legge molto “centralista” che gli amministratori provinciali potranno assolvere degnamente al proprio compito. Passi per le contraddizioni politiche del centrodestra. Quello che invece non possiamo accettare è che aziende, patrimoni professionali e occupazionali, oltre che capitali dei nostri Comuni e della nostra Provincia vengano superficialmente sacrificati in un progetto che, a causa di serie ed irrisolte contraddizioni giuridiche, costituzionali e amministrative, rischia davvero di trasformarsi in un… buco nell’acqua.
Livio Frigoli (Coordinamento provinciale Margherita-D.L.)
Tanto più che le ragioni di preoccupazione vanno oltre le argomentazioni politiche ed investono la sfera giuridica, costituzionale e amministrativa. |
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