“Reteacqua s.p.a.” un pericolo?
Sette consiglieri di minoranza hanno votato contro il progetto per la grande società provinciale: «una scelta fatta superficialmente e velocemente». Gilli: «non vedo un futuro così catastrofico»
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A parlare è stato Nicola Gilardoni di “Costruiamo insieme Saronno” che ha sottolineato di non capire «come mai si sia scelto di appartenere a un progetto che ci vede già soccombenti in termini di forza di mercato e penetrazione. Basti pensare che Reteacqua si troverà a concorrere con molti colossi non solo nazionali. Siamo preoccupati di questa scelta che è stata compiuta molto velocemente e superficialmente». Oltre alla preoccupazione di un aumento del costo dell’acqua fino a 2 euro al metro cubo, Gilardoni ha poi fatto notare che in futuro vi è la possibilità che i comuni possano vendere la propria quota, ma che la società non può scendere sotto il 51 per cento della proprietà pubblica. E fin qui tutti d’accordo, ma visto che le quote di Reteacqua sono suddivise equamente tra la Provincia e i comuni di Gallarate, Busto Arsizio, Saronno e Varese, cosa succederebbe se due comuni decidessero di vendere le loro quote e la società dovesse andare decisamente male? «I comuni restanti non potrebbero vendere le proprie quote». La proposta di Gilardoni è quindi stata quella di inserire una clausola secondo cui nessuno dei cinque associati possa vendere più del 49 per cento della propria quota, in maniera da suddividere tra tutti gli attuali associati eventuali perdite. «Questo non è previsto nei patti parasociali, ed è un danno nel danno» ha concluso Gilardoni. «La società non gestirà l’acqua, ma diverrà soltanto la proprietaria degli acquedotti della provincia» ha risposto il sindaco Pierluigi Gilli. Il primo cittadino ha sottolineato che i comuni sotto i 5 mila abitanti, la maggioranza in provincia, possono ritirare la gestione a Reteacqua se non soddisfatti del lavoro. «Inoltre la società non è deputata a stabilire il costo al metro cubo dell’acqua, e nemmeno la holding delle ex municipalizzate che si dovrebbe creare in provincia e che si potrebbe occupare dell’erogazione – ha spiegato Gilli – Il costo al metro cubo dell’acqua potrà essere stabilito soltanto dall’assemblea dei sindaci dei 141 comuni della provincia». Inoltre i piccoli comuni non possono più gestire l’acqua per legge, per questo è nata Reteacqua. «Non vedo un futuro così catastrofico come quello presentato da Gilardoni e che è anche comparso sulla stampa» ha concluso Gilli. La delibera è poi stata approvata nonostante i sette voti contrari di tutto il centrosinistra saronnese. |
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Prima discussione in consiglio comunale sulla questione della neonata società provinciale "Reteacqua s.p.a.". L’approvazione del progetto, avvenuta nella seduta consiliare di due settimane fa, aveva visto l’assenza di tutto il centrosinistra che aveva abbandonato l’aula per un vizio di forma nella presentazione dei contenuti della delibera. Ieri sera, martedì 28 maggio, il sindaco ha presentato delle modifiche, avanzate dal notaio, sullo statuto della società. I componenti del centrosinistra hanno esternato i dubbi sul futuro della nuova azienda. (nella foto: Nicola Gilardoni)




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