Un impegno lodevole ma forse un po’ tardivo. Il parere di Guido Podestà, vice Presidente del Parlamento europeo, non lascia grandi speranze ai presidenti delle regioni italiane a convegno a Villa Panza per il secondo giorno sul tema "La cooperazione interistituzionale tra parlamento regionali e parlamento europeo." «Ormai siamo in zona cesarini – ha commentato Podestà – anche se ritengo doveroso una loro mobilitazione perchè sono i portatori dei veri interessi dei cittadini». Nelle sale di Villa Litta Panza si è tutti convinti: l’Unione del domani dovrà tenere conto delle diversità culturali e non potrà prescindere da quegli organi rappresentativi che più sostengono tali diversità. Purtroppo però, e questo messaggio è tornato più volte nelle relazioni dei presenti, a Bruxelles si sta costruendo un assetto che ancora si fonda su relazioni tra Stati membri e, solo secondariamente e su specifica volontà delle assemblee nazionali, con le entità locali. «Il rischio è quella di veder nascere un’Europa squilibrata verso l’alto, portatrice solo di grandi interessi» ha affermato Roberto Maroni, Ministro del Welfare. E per fare che ciò non accada, è imprescindibile procedere ad una netta separazione delle competenze, indicando i livelli in maniera tale da evitare pericolose sovrapposizioni che diano luogo a controversie. Per Maroni la partita si gioca sul ruolo del consiglio europeo, oggi sottostimato, che dovrà vedersi assegnare compiti precisi su temi di respiro trasnazionale. L’applicazione pratica, però, dovrà spettare alle singole comunità, Stati o regioni a seconda del proprio ordinamento, ma possibilmente con la massima attenzione alle aspettative dei cittadini. «Oggi l’Italia è molto sensibile a questo tema e il nostro rappresentante sosterrà la necessità della sussidiarietà». Il dibattito di questi giorni non è di poco conto. Il prossimo allargamento dell’Unione Europea a 25 membri impone una revisione globale della costituzione, pensata un quarto di secolo fa, in un contesto storico completamente differente. Se modifiche non venissero apportate si andrebbe verso la paralisi di questo ente sovranazionale.
Il dibattito, in questi giorni, è aperto. I lavori della Costituzione, presieduta da Valery Giscard D’Estaing, sta ultimando le audizioni dopodichè, entro l’estate prossima, dovrebbe ridisegnare la struttura. La discussione è incentrata sul ruolo da assegnare ai singoli Stati. La molteplicità storico culturale della sua fisionomia costringe alla ricerca di un equilibrio difficile. All’interno del dibattito, si inseriscono alcune regioni che si pongono paladine delle diversità dei popoli. Il percorso è difficile «Togliere sovranità agli Stati sarà una battaglia difficoltosa e non senza contropartita – afferma Maroni – Ecco perché è necessario distinguere gli ambiti di competenze. A livello di welfare, per esempio, o di previdenza o di politiche attive del lavoro, l’Unione dovrà dettare regole e obiettivi generali che poi andranno applicati a livello locale. In questo senso le Regioni dovranno contare, perchè sono le uniche che potranno gestire le ricadute sui singoli territori». La tesi, però, non è univoca a livello europeo. Ci sono ancora forti correnti centraliste. A fine ottobre la Calre, l’Assemblea della Conferenza delle Regioni d’Europa, si riunirà a Bruxelles per redigere un documento congiunto da sottoporre alla Convenzione.
|
Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.