Già dalle 10 e venti non era più possibile entrare in sala. Oltre cinquecento persone hanno potuto seguire l’incontro solo grazie al maxischermo istallato nell’atrio del cinema, dove si trovavano altre mille cittadini. Un pubblico entusiasta, partecipe, attento. Sul palco, dietro a un semplice tavolino ricoperto da un drappo rosso, Nanni Moretti con a fianco Stefania Radman e Massimo Tafi, esponenti dei girotondini locali. L’incontro ha preso il via dai ricordi di Moretti. "Negli anni ’70 non nacque un nuovo modo di fare politica i vari gruppi della sinistra nati dopo il ’68 ricalcavano in piccolo e in parodia quello che faceva la sinistra storica. Una novità dirompente è stato invece il femminismo".
Una buona mezz’ora di ricordi che è servita a Moretti a prendere le misure al pubblico. Il regista si è via via sciolto e in alcuni momenti sembrava quasi di vivere su un suo set. "Fu uno shock renderci conto che i terroristi non erano marziani, ma gente che arrivava da varie esperienze politiche vicine alle nostre. Si erano inventati una guerra che non esisteva e seppur usati da pezzi deviati dell’apparato dello Stato, avevano forti responsabilità. Dieci anni dopo, la caduta del muro di Berlino non fu affatto uno shock, anzi pensai: finalmente! Ho girato un documentario nelle sezioni del vecchio Pci rendendomi conto che lì si stava discutendo sul serio e che le sorti del partito riguardavano tutti, anche i non iscritti". Il racconto di Moretti sul suo vissuto politico continua fino ad arrivare a quel fatidico sabato di febbraio quando prese, quasi per caso, la parola alla manifestazione di piazza Navona sulla giustizia. "Su quel palco credo di aver dato voce a quello che credono molti elettori del centrosinistra. Da allora si è messo in moto qualcosa di inedito. Altro che massimalisti, noi siamo costretti a ricominciare a far politica dall’Abc della democrazia. Se un conservatore europeo venisse in Italia ed esprimesse le sue opinioni verrebbe tacciato di essere un estremista di sinistra. Ecco dove siamo arrivati. da provar vergogna a parlare con i giornalisti stranieri". Il regista ha ripreso il discorso partendo dall’attualità. "Questo condono appena approvato è diseducativo. Non dobbiamo cadere dentro l’assuefazione. Dobbiamo contrastare la nostra pigrizia, la nostra indifferenza. I cittadini che durante quest’anno hanno partecipato alle nostre manifestazioni, le hanno sentite come proprie". Poi una pausa e un lunghissimo applauso di minuti in ricordo di Antonino Caponneto. Tutto il pubblico in piedi con Moretti. Momenti di reale commozione per un"servitore dello Stato che è scomparso". Passano pochi attimi e un secondo lungo applauso verso la Cgil che il 23 marzo ha portato in piazza 3 milioni di persone. "La cosa incredibile, – ha poi tuonato Moretti, – è che sono dei fifoni, dei deboli. Con la maggioranza parlamentare che hanno perché usare tanta arroganza? Senza tante autocelebrazioni quest’anno i movimenti autoconvocati hanno dato la sveglia ai vertici politici. Abbiamo dato energia ed entusiasmo e non perdoneremo se in futuro l’Ulivo, Rifondazione e Di Pietro dovessero andare ancora divisi". "A chi mi domanda a cosa sono serviti i girotondi, rispondo senza dubbi a dare il piacere di fare politica e chi non la fa non sa cosa si perde". Il tempo è volato via e intorno alle 12 il turno di alcune domande che il pubblico ha formulato via email tramite Varesenews. "Non voglio fare il politico di professione. Sono un regista e tornerò a far films. Comunque state tranquilli che tra devolution, condoni e altro di ragioni per vederci ne avremo tante. Quanto ai leader dico che Cofferati va coinvolto, ma per valorizzarlo e non come pensa qualcuno per neutralizzarlo". Moretti ha concluso con un discorso scomodo sulla coerenza. "In questi periodi il discorso più petulante che ho dovuto sentire è che "la coerenza sarebbe la virtù degli imbecilli". Applausi e ancora applausi fintanto che la sala non si è oscurata del tutto per lasciare spazio a una ventina di minuti di pezzi tagliati da Aprile. Un Berlusconi di otto anni fa incredibilmente più giovane, così come Bossi sulle acque del Po. Un pubblico attentissimo a cui Moretti non si è risparmiato accettando di rivelare tutto se stesso e le ragioni della sua scelta politica. "L’ho fatto prima di tutto come cittadino. Non possiamo restare chiusi nella nostra passività".
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