Riapre il museo delle Industrie e del Lavoro
In esposizione nuovi macchinari recentemente restaurati. Già previsto il raddoppio dell’area espositiva
Pausa invernale terminata per il Museo delle industrie e del lavoro del Saronnese. L’area espositiva, dedicata al lavoro del sud della provincia degli ultimi due secoli, ha riaperto i battenti più ricca e con la promessa di raddoppiare e breve i propri spazi espositivi grazie a fondi della Regione e della Provincia di Varese.
L’attenzione per questo museo, unico nel suo genere, è molto alta, tanto che la Regione, a fine del 2002, aveva stanziato 35 mila euro per il restauro di macchine industriali dei primi del ‘900.
Il museo, oltre a reperti provenienti da diverse fabbriche storiche del varesotto, annovera anche diversi vagoni ferroviari recentemente donati dalle Ferrovie Nord Milano. La riapertura di questi giorni permetterà a chiunque di visitare il museo di via Don Grifanti gratuitamente nel fine settimana, mentre nei giorni lavorativi è necessario l’appuntamento, soprattutto per le comitive scolastiche.
«A novembre colossali gru in concerto hanno reso “fuscelli” sette pezzi rotabili d’epoca, tra cui le due prime elettromotrici dei primi anni venti che saranno collocate sugli appositi binari attorno al Museo – racconta soddisfatto Luigi Lazzaroni, curatore del museo – Analogamente dicasi per una colossale stampatrice per tessuti che per un secolo ha dato lavoro a centinaia e centinaia di Saronnesi presso la De Angeli Frua».
Lazzaroni spiega inoltre che il raddoppio della superficie espositiva sarà reso possibile grazie a diversi enti. Oltre alle Ferrovie Nord Milano che hanno messo a disposizione un secondo capannone, anche la Provincia ha disposto un finanziamento di 100 mila euro.
Questi finanziamenti hanno permesso l’insediamento di una Grande macchina stampatrice di tessuti prodotta dalla ditta Comerio di Busto Arsizio alla fine dell’800 e operativa sino a qualche anno fa alla De Angeli Frua/Cantoni negli stabilimenti di Saronno, nonché Carri ferroviari d’epoca delle FNM e quattro delle più vecchie macchine per produrre gli Amaretti di Saronno.
«Come sempre – conclude Lazzaroni – i volontari ex dipendenti delle aziende storiche saronnesi e delle FNM stanno dando un appassionato contributo alla realizzazione di tutto ciò. A loro la nostra profonda gratitudine».
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