«Il governo è in guerra, l’Italia no»

Manifestazione degli studenti: in mille contro la guerra. Dopo gli scioperi e i cortei di ieri, continuano le iniziative di protesta

"Senza se e senza ma questa guerra non si fa". Anche se bombe e missili cadono sull’Iraq, risuona nelle vie di Busto Arsizio lo slogan degli studenti che questa mattina, venerdì 21, hanno partecipato alla manifestazione contro la guerra organizzata in fretta e furia e con il passa parola. Ma il tam tam ha funzionato. Erano tantissimi, ignari delle regole dei cortei, appiccicati gli uni agli altri e quasi impossibile da contare. Più di mille per gli organizzatori. Ieri mattina, poche ore dopo lo scoppio della guerra in duecento avevano dato vita ad una manifestazione spontanea. Lì ha cominciato a circolare la voce e oggi si sono dati appuntamento davanti alla stazione dello stato: ore 8.45 il concentramento per partire solo alle dieci. Cosa aspettiamo? chiedevano in tanti. "Arriva il treno di Gallarate" rispondeva qualche organizzatore. E poi quello di Varese. Se la maggior parte erano infatti studenti del liceo artistico, scientifico, classico e dell’Ipc di Busto Arsizio, all’appello non sono mancate alcune rappresentanze di altre città. 

E alla fine il corteo è partito dietro un camper stile hippy e uno striscione bianco con la scritta a carattere cubitali "No war". Per far sentire la loro presenza avevano i numeri e la loro voce e hanno gridato e fischiato. Un corteo composto, che non ha creato nessun problema. Hanno sfilato lungo via Mameli, sono arrivati in piazza Garibaldi, attraversato via Milano, Piazza San Giovanni e Santa Maria. Dopo una breve sosta hanno continuato in via Volta per arrivare al Museo del Tessile, dove il corteo è terminato. 

«È stato un corteo trasversale, senza colori politici, in questi casi ogni no alla guerra al di fuori dell’appartenenza è ben accetto» dice Andrea Cegna, studente del liceo scientifico fra gli organizzatori del corteo. Fuori la politica e fuori i cori troppo di parte erano le indicazioni degli organizzatori. E quanto agli slogan gli studenti ne hanno avute per tutti senza distinzioni e senza mezzi termini. Per Bush, per Berlusconi e per Saddam. 

Berlusconi non attira simpatie, ma  per gli studenti l’Italia è in guerra? «Per me l’Italia non è in guerra, il governo si, ma non gli italiani» risponde Wellington Franchini  rappresentate degli studenti dell’artistico. «Per me l’Italia è come se fosse in guerra, ma Berlusconi non è il mio primo ministro e comunque se "il Foglio", che non è certo un giornale di sinistra dice che l’86% degli italiani è contro la guerra qualcosa vorrà pur dire» aggiunge Andrea. 

La guerra è iniziata, ma non si abbandona la piazza. Perché? «C’è la speranza che se si avanti a oltranza possa finire e comunque sarebbe peggio se stessimo zitti» spiega Flavia Cuccurullo, 18 anni del liceo artistico che domani sarà anche a Milano. «La guerra in Afghanistan è finita anche grazie ai movimenti pacifisti» aggiunge Michela Guerra, 15 anni del liceo classico. Era anche contro la guerra in Kosovo, ma troppo piccola per scendere in piazza. Da mesi si è impegnata nella mobilitazione per la pace. Quanto alla posizione del nostro paese: «Per me è come se l’Italia fosse in guerra, ha mandato gli alpini in Afghanistan per permettere agli Stati Uniti di spedire i suoi militari in Iraq, più guerra di così!».

E fra gli organizzatori c’è molto entusiasmo. E non mancano gli special thanks finali, alle forze dell’ordine con cui c’è stata la massima collaborazione e «anche a chi ci ha dato le chiavi del cancello del Museo del Tessile per entrare» concludono dandosi un appuntamento per la manifestazione contro la riforma Moratti (è un periodo intenso per gli studenti) e un impegno: creare un coordinamento degli studenti che a Busto Arsizio ancora non c’è.

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Pubblicato il 21 Marzo 2003
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