La guerra? Si combatte a “pane e acqua”
Oggi, 5 marzo, in molti aderiscono alla giornata di digiuno invocata dal Papa. Ecco chi scende in campo nella nostra provincia
L’umanità ostaggio della "logica della guerra"? Per Giovanni Paolo II un rischio concreto. Ed è per questo che il Papa ha esortato tutti i cattolici a dedicare la giornata del 5 marzo, mercoledì delle Ceneri, alla preghiera e al digiuno "per la causa della pace, specialmente nel Medio Oriente". Saverio Clementi (direttore del settimanale "Luce"): «In redazione ne abbiamo parlato e ciascuno di noi aderirà a modo proprio. Io personalmente rinuncerò alle due sigarette che fumo a metà della giornata, appena dopo pranzo. Non è molto ma credo che il Papa, proponendo una giornata di digiuno, non pensasse a un Ramadàn dei cattolici. Questa è una società che non sa più che cosa sia il sacrificio, la rinuncia: l’appuntamento di domani sarà un momento per recuperare il "dominio di sé"». Marco Reguzzoni (presidente della Provincia di Varese): «Preferisco non fare alcuna dichiarazione. L’invito del Papa è molto serio e aderirvi o meno è una scelta privata. I politici non è giusto che ostentino gesti di questo tipo». Aldo Fumagalli (sindaco di Varese): «Aderisco al digiuno, anche se non prometto di riuscire a rispettarlo tutto il giorno. La pace è un valore universale ed è giusto che anche chi ricopre ruoli di responsabilità pubblica dia l’esempio, con un piccolo sforzo personale». Luigi Rosa (sindaco di Busto Arsizio): «Io sono per la pace e sono sensibile all’appello lanciato dal Papa, ma ho pudore nel mettere in vetrina scelte personali, non credo sia giusto dunque dare visibilità a quella che sarà una scelta di coscienza». Nicola Mucci (sindaco di Gallarate): «Penso che dobbiamo essere tutti molto sensibili al richiamo del Papa, fermarci un attimo e riflettere per capire come si possa fare fronte a un gravissimo problema come quello che abbiamo sotto gli occhi oggi. Io sono molto attento all’appello del Papa. Aderisco al digiuno, anche se non so ancora in che forma». Giovanna Bianchi (deputato del collegio di Gallarate): «Non aderisco. Per me sarà una giornata come tutte le altre. Credo che sia una questione personale». Marco Airaghi (deputato collegio di Saronno). «Potrei facilmente dire che digiunerò, ma sarebbe un’ipocrisia. Sicuramente seguirò, almeno in parte, la sollecitazione del Santo Padre, con qualche sacrificio, almeno a livello simbolico. Sono però estremamente convinto che l’iniziativa non sia sufficiente o risolutiva per ottenere la pace. È inoltre scontato che tutti vogliano la pace, sia coloro che espongono le bandiere, sia coloro che non le espongono». Nanni Svampa (cantante e autore). «Non si può non essere contro questa guerra, ma non per forza bisogna seguire l’iniziativa lanciata dal Papa. Io, oltre che ad essere ateo, sono pure un rinomato mangiapreti, quindi domani proprio non rinuncerò a nessun cibo. A mio avviso vi sono mille modi per dire no». Leo Federigi (Ccr di Ispra) : «Al Ccr di Ispra abbiamo costituito un comitato contro la guerra in Iraq: in venti persone abbiamo raccolto 600 firme contro l’attacco armato. Hanno aderito italiani, spagnoli ma anche qualche francese e qualche inglese. Fuori dal Ccr di Ispra domani 5 marzo abbiamo organizzato un presidio dalle 8 alle 10 durante il quale distribuiremo volantini e chiederemo ai passanti di aderire al digiuno». Giuseppe Musolino (presidente dell’Arci): «Noi abbiamo organizzato una fiaccolata per domani sera. Io digiunerò in quel contesto, saltando il pasto della sera. Certo, la mia scelta non ha una valenza cattolica, è più che altro un gesto di buona volontà. Sono convinto che si debba fare qualunque cosa pur di fermare la guerra». Lucia Zanella (Donne in nero): «Per quanto mi riguarda aderirò all’iniziativa digiunando completamente, senza rinunciare a bere. Come Donne in nero sfileremo alla fiaccolata di domani sera; inoltre stiamo organizzando un convegno per il 5 aprile su donne e guerra». Alessandro Berteotti (Busto Arsizio, capogruppo della Margherita). Oltre che esponente politico lavora alla San Pellegrino (Gruppo Nestlé) come responsabile dell’organizzazione dei sistemi informativi: «Aderisco all’invito del Papa innanzitutto come cattolico perché ritengo che sia invito alla pace come valore di tutti. La guerra è l’espressione di una logica di potere e sopraffazione, che nulla ha a che vedere con una logica solidaristica e di compartecipazione che dia speranza a tutti i popoli del mondo, se la la guardiamo da questo punto di vista allora è una adesione anche politica». E come si combina il lavoro in una multinazionale come la Nestlé?: «E’ un problema più volte sollevato: penso che l’approccio giusto sia quello di respingere la multinazionalità come valore negativo, cerco di muovermi in modo corretto rispetto all’azienda e rispetto alle mie convinzioni. Non tutta la globalità è da buttare via , è possibile un mercato di sviluppo in grado di portare la pace». Rolando Fariselli (Rsu-Cub Agusta). «Lasciamo libertà di coscienza ai lavoratori aderenti alla nostra sigla e per questo ricordiamo che domani 5 marzo distribuiremo bandiere della pace dalle 12 alle 14 fuori dallo stabilimento di Cascina Costa. Chi degli operai aderenti al nostro sindacato è cattolico è libero di partecipare al digiuno per opporsi alla guerra». |
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