Un aiuto subito o la funivia chiude
Laveno Mombello – L’appello lanciato dalla proprietà affinché le istituzioni si prendano carico della struttura che attira più di 50.000 visitatori l’anno
La funivia del Lago Maggiore, quella che porta quasi in cima al monte Sasso del Ferro da cui si domina l’intero Verbano, con uno dei panorami più belli della Lombardia potrebbe fermarsi. E con lei alcune attività ricettive – un negozio di souvenir, un bar e un ristorante – oltre ad un giro che tra turisti e appassionati del deltaplano (che da qui si gettano nel vuoto) porta in riva al lago almeno 50.000 visitatori l’anno.
A lanciare un grido d’allarme, rivolto sia alle istituzioni che all’opinione pubblica è la proprietà. «Se entro la fine di settembre qualcuno non ci aiuta, potrebbe essere l’ultima estate in cui la struttura rimane aperta – afferma la signora Paola Mattioni, che assieme all’altra parte della proprietà, la famiglia Rossi, è preoccupata per le sorti dell’impianto».
Il problema è costituito dall’attuale legislazione che impone la ricostruzione dell’impianto dopo alcune decine di anni di attività. Questo a tutela degli utenti, certo, ma a discapito delle proprietà che spesso non riescono a fronteggiare spese ingenti – si parla di milioni di euro. «Ho ereditato la funivia da mio padre, il quale a sua volta la acquistò negli anni 60 – spiega Paola Mattioni – . Da allora abbiamo gestito la funivia dando in gestione le attività ad essa collegate, assicurando un’attrazione turistica di prim’ordine, ma senza mai ricevere una lira di sovvenzione, a differenza di altri impianti della Lombardia. Con la scadenza dei tempi tecnico-giuridici per l’impianto, non sappiamo come fare. Si tratta di abbattere e ricostruire le strutture esistenti, in cemento armato, ridisporre i cavi d’acciaio e dotare l’impianto di nuove cabine: una ricostruzione, insomma».
E’ per questo che la proprietà ha iniziato a contattare le istituzioni, dalla Comunità Montana della Valcuvia alla Provincia. In Regione vi sarà a breve un incontro con l’assessorato al turismo. «Siamo disposti a gestire l’impianto – conclude la signora Mattioni – ma non abbiamo le risorse per la ricostruzione della struttura. Abbiamo parlato del problema ai responsabili della Provincia di Varese i quali ci hanno assicurato che la funivia non si fermerà, ma è da più di un mese che nessuno ci risponde».
Sul fronte della comunità montana parla l’assessore al territorio Giuliano Besana. «Non abbiamo le risorse per rinnovare l’impianto – spiega Besana – benché la gestione dei trasporti a fune sia di competenza della comunità montana. L’unico impegno che ci prendiamo è quello di aiutare la proprietà, coinvolgendo gli altri enti pubblici a farsi carico dei lavori per il rinnovo di una struttura di sicuro interesse turistico per l’intera provincia». Stessa posizione del comune. Anche le casse di villa Frua infatti non possono sopportare una tal spesa per la ricostruzione della funivia ma è «attivo il pressing sia in provincia che in regione – ha detto Sergio Trezzi – per trovare una soluzione per un’opera che riteniamo importantissima per la città»
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