Alta qualità a prezzi bassi? «Merito dell’erba dei campi»

Viaggio nel mondo dei gruppi di acquisto solidale raccontato dai protagonisti

Alla fattoria Rancina di Castello Cabiaglio il marketing si chiama passa parola, il mangime altro non è che il fieno, e al posto dell’aria condizionata dei supermercati c’è il fresco del vento che scende dal bosco. Un vero e proprio salto nel tempo. A venti minuti di cammino dal centro abitato, seguendo una tortuosa strada di campagna, ci si trova di fronte alla barba bianca di Pasquale Ossuzio, 47 anni. Occhi vispi e mani da agricoltore, che assieme alla moglie Antonella e ai suoi quattro figli, da 13 anni manda avanti una delle fattorie più gettonate dal popolo dei Gas, ossia i gruppi di acquisto solidale.

Originario di Induno Olona, e con alle spalle una lunga esperienza nel campo della solidarietà internazionale in Ecuador, Lino – così preferisce farsi chiamare – alla fine degli anni ottanta decide di trasferirsi in Valcuvia. «All’inizio erano venti capre – spiega -. Io non ero un allevatore: in Ecuador aiutavo i contadini ad organizzarsi… al massimo avrei potuto impiantare qui in Valcuvia una coltivazione di caffè! Poi pian piano ho imparato, e gli animali sono saliti di numero. Oggi ci sono una ventina di bovini, 35 pecore altrettante capre e ancora tacchini, anatre, galline».
Un lavoro premiato dalla fiducia degli “esigenti” consumatori dei gas del gruppo di Varese, che proprio qui si riforniscono di carne e prodotti tipici dell’allevamento.
«I consumatori dei gruppi di acquisto solidale rappresentano la miglior garanzia di qualità per la nostra produzione – spiega Lino – Arrivano in ogni momento e per loro, come per chiunque volesse venire a verificare il lavoro da noi svolto, le porte sono sempre aperte».

«Da anni si parla di agricoltura biologica, di allevamenti biologici: prodotti con marchi di qualità che spesso, a prezzi alti, non offrono molto di più di quello che si acquista al supermercato. Questo avviene col sistema di certificazione che spesso non garantisce la genuinità dei prodotti, e a smenarci sono i consumatori, che debbono pagare prezzi più alti. Qui da noi, invece, oltre ai rigorosissimi controlli operati dall’ASL, sono i consumatori a farla da padroni».
E una sorpresa dal mondo del Gas è proprio il livello dei prezzi: spesso più bassi di quelli di mercato.
«Il motivo di questo sta proprio nel modo di allevare gli animali – continua Lino. Mangiano l’erba, e nient’altro: il costo per allevarli è per noi più basso rispetto all’alimentazione con mangimi, che sono molto cari: perchè mai dovrei operare un regime di prezzi alti?».
Certo non è una vita semplice.

La strada per arrivare alla fattoria è lunga ed è possibile accedervi solo a bordo di 4×4. Poi viene il rischio di lavorare davvero con l’incognita rappresentata dalla natura, dai suoi cicli e dalle sue bizze.
«Quest’anno, a causa della carenza idrica è andata male con il raccolto del fieno: siamo sotto del 50 per cento e vedremo il da farsi: con ogni probabilità dovremo comprarne per superare l’inverno – spiega Lino».
A spingere i consumatori ad arrivare fin quaggiù, quindi, è la qualità. Ma come avviene il contatto fra produttore e consumatore? «Esiste un circuito – spiega Antonella – , quello dei gas, appunto, dove tutti si conoscono e proprio tramite lo strumento del passa parola si arriva a conoscere realtà come la nostra, spesso piccole, ma che garantiscono le caratteristiche richieste. In questo anche Internet ci ha aiutato. Non siamo un’industria della carne: per vendere i nostri prodotti raccogliamo prima gli ordinativi, poi macelliamo e vendiamo. La macellazione avviene in autunno, verso ottobre novembre: i consumatori hanno così una riserva di carne che possono congelare per l’inverno».

E per il futuro? «Un ingrandimento vero e proprio non avrebbe senso dal momento che i nostri animali mangiano solo erba – conclude Lino -, e i pascoli, qui intorno, sono quelli che sono. Certo una nuova sala di produzione formaggi capace di far fronte alle nostre esigenze ci servirebbe. E poi, perchè no, anche una cucina per preparare piatti ai visitatori che sempre più spesso vengono a trovarci. L’obiettivo comunque resta sempre quello di preservare questo angolo di pace incontaminato e tranquillo come lo conosciamo».

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Pubblicato il 11 Agosto 2003
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