«Con la funivia se ne va un pezzo del nostro paese»

Laveno – C’è chi perde il posto, chi uno scorcio indimenticabile di lago e chi dei buoni affari. I lavenesi, con un pizzico di rassegnazione, si preparano a perdere una delle principali attrattive

Qualche giorno fa sono arrivati dalla terra delle renne, la Lapponia. Avevano in mano un pieghevole del Lago Maggiore e volevano salire al Sasso del Ferro, a bordo delle piccole e gialle cabine aperte della funivia di Laveno, descritta come vera attrattiva del posto. E così anche per la famigliola tedesca, la coppietta di Milano e, inaspettatamente, anche per alcuni anziani lavenesi, che con un abbonamento speciale vengono fin quassù, a oltre mille metri di altezza, per giocare a carte, tutti i giorni della bella stagione. Sono alcuni dei 50 mila visitatori che ogni anno utilizzano la funivia, che è a pochi giorni dalla sua chiusura.
«Sono i nostri clienti e sono sempre numerosi – commenta Luca Ferioli, addetto alla partenza – : vengono un po’ dappertutto per l’unica vera attrattiva che c’è a Laveno. Qui abbiamo il museo della ceramica, il lago, l’aria buona ma…la funicolare!». Luca, 34 anni, di cui 4 a lavorare in funivia, dal 27 settembre starà in mobilità, come altri 3 suoi colleghi e due persone alla biglietteria. Dopo 16 minuti di panorama mozzafiato che porta a perdere il conto dei laghi che si vedono, ecco altre due vittime dell’implacabilità della legge sugli impianti a fune, che impone la ristrutturazione dopo quarant’anni di attività: tradotto in cifre vuol dire 5 miliardi di vecchie lire da mettere sul tavolo entro il 26 settembre, per dimostrare al Ministero dei trasporti che i soldi per il riammodernamento ci sono.

Anche per Claudio Balzarini e Silvano Bertocchi il futuro è segnato: li troviamo all’arrivo, in cima alla montagna, e sono rispettivamente un tecnico della funicolare e il responsabile dell’impianto. Non vedono molte alternative alla chiusura. «In realtà – affermano – ci aspettavamo che un impianto del genere, per il valore aggiunto che porta a Laveno fosse appetibile per qualche privato o per qualche ente pubblico, come avvenuto anni fa per la funicolare di Stresa, dove gli enti locali hanno rilevato la struttura assicurando continuità nei posti di lavoro e allo stesso tempo mantenendo un’importante attrattiva». Così la pensa anche Roberto De Ponti, che dal 1998 gestisce il negozio di souvenir e che dalla scorsa primavera il bar, con una delle terrazze più invidiate della provincia. «Gli affari non ci vanno male, di gente ne arriva e un caffè o una bibita la prendono sempre – spiega l’esercente – Io sono di Laveno e non so proprio dirle quale altra attività sia in grado di portarci così tanta gente. Oltre alle nostre attività, che dalla fine di settembre non saranno più raggiungibili e quindi dovranno chiudere, ci sono anche altri negozi, in paese, che guadagnano bene dalla funicolare». E l’indotto a Laveno vuol dire gelaterie, bar, servizi.

Claudia, proprietaria della tabaccheria e oggettistica da regalo “L’angolo”, a due passi dalla funivia, ha chiaramente il polso della situazione. «Sono in una posizione strategica: tutti quelli che cercano la funivia entrano nel mio negozio per chiedere informazioni, specialmente gli stranieri, e ne entrano tanti. Ne sentiremo la mancanza, mi creda». Così anche per Giudo Cattaneo che, oltre ad essere proprietario dell’omonima gioielleria, affitta e vende houseboats, le case galleggianti che tanto piacciono a tedeschi, belgi e olandesi: «tutti, quando arrivano a Laveno, un giro in funivia se lo fanno: è un vero peccato che questo scorcio di lago perda un’attrattiva così importante. Con la funivia se ne va anche un pezzo di Laveno».

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Pubblicato il 12 Settembre 2003
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