Varese, quel “posto nel mondo” dove cinema e realtà si guardano
Presentata la rassegna curata da Giulio Rossini. Un cartellone ricco di inediti e prime visioni
Sarà "La meglio gioventù", il film rivelazione del 2003, ad aprire ufficialmente la rassegna "Un posto mondo. Percorsi di cinema e documentazione sociale": un’iniziativa, una festival, un forum, difficile dare una definizione esatta all’evento, che ha ben pochi omologhi nel nostro panorama culturale, locale così come nazionale. In realtà, di un lungo viaggio si tratta, attraverso alcune ampie tematiche che vedono nel nostro territorio un riflesso, talvolta marcato, di quanto avviene altrove, nel mondo: «La riflessione di partenza è che ormai è impossibile affrontare i grandi temi, disgiungendo l’uno dagli altri» ha spiegato Giulio Rossini, presidente di Film Studio 90 e promotore della rassegna: «Se si parla di lavoro, non si può non parlare di diritti; se si parla di ambiente, non si può evitare di affrontare questioni legate alla politica, alla pace. Tutto è tenuto insieme. E questa rassegna vuole appunto percorrere tematiche sociali di ampio respiro che ci stanno a cuore, rilette attraverso l’opera di registi e operatori che hanno guardato a questi temi tenendo conto di interconnessione».
Un’iniziativa "crossover", il cui ancoraggio forte, l’impegno alla riflessione è dato dalla matrice culturale che la sottende, la compagine sociale che l’ha appoggiata e, occorre sottolinearlo, completamente finanziata: Acli, Anpi, Arci, Asl della provincia di Varese, Auser, Cesvov, Cgil, Cisl, Uil, Coopuf, Filmstudio 90, La Comune, Università Popolare, Varesegallaery, Varesweb. Vale a dire una non piccola fetta del mondo sindacale, del volontariato, della cultura, dell’impegno a Varese.
Con un intento dichiarato: portare il cuore delle questioni fuori dall’attenzione ristretta degli addetti ai lavori. Questo è il presupposto forte secondo Rita Patriarca dell’Asl di Varese e Maurizio Ampollini, direttore del Cesvov, due tra gli enti più direttamente implicati nel coordinamento della rassegna: «Affrontare tematiche complesse come le disabilità attraverso l’occhio del cinema significa provocare interrogazioni nella città, tra i suoi cittadini e non solo tra gli operatori. Vogliamo che dei disabili, del lavoro, dei problemi ambientali se ne parli anche fuori, che la città ne parli».
48 audiovisivi tra film veri e propri e documentari, mostre, concerti, dibattiti. Molte delle proiezioni saranno accompagnate dagli autori o altri ospiti illustri. Unico limite della manifestazione, il budget: «Ci sarebbe piaciuto ospitare Ken Loach – continua Rossini – ma andava oltre alle nostre attuali possibilità».
Un rammarico, una speranza che nel futuro le istituzioni si spendano di più.
Né si capisce perché non l’abbiano fatto sin d’ora: di fronte ad un "programma di sala" da incorniciare se guardiamo alle prime visioni, agli inediti, alle preziosità rare scovate da Rossini e spalmate su un tempo sufficientemente ampio (15 ottobre -7 dicembre) per poter essere viste con tutta calma.
Saranno sei le sezioni tematiche: "Il racconto della realtà", contenitore dentro cui trovano spazio oltre al film di Giordana, "Sweet sixteen" di Ken Loach e altre pellicole straniere tra cui l’ultimo di Stephen Frears "Piccoli affari sporchi".
La sezione "Così lontano, così vicino" è quella più direttamente intrisa di valenza sociale: una fitta serie di film e documentari che gettano un occhio discreto ma senza mediazioni nel mondo "blindato" della malattia e dei disabili.
Non meno importante la sezione "Sguardi sul lavoro", che affiancherà pellicole note come "Il posto dell’anima" di Riccardo Milani o "I lunedì al sole" vincitore del Festival di San Sebastian, ma inedito in Italia, ad altri gioielli come "Il posto", un vecchissimo lavoro di Ermanno Olmi, del 1961, presentato per l’occasione da Loris Campetti. O documentari come "Sto lavorando" di Cesare Segre, o la denuncia di "Porto Marghera-Venezia. Un inganno letale" di Paolo Bonaldi, altra opera pressoché inedita al grande pubblico. Così come è introvabile "Un giorno alla Olivetti", straordinaria documentazione di una esperienza industriale unica nel suo genere, la grande fabbrica di Ivrea, realizzato nel 1946 da Luigi Veronesi.
"Frontiere di pace", parlerà più di altre sezioni le lingue del mondo che vivono da più da presso i drammi internazionali: e lo farà attraverso storie emblematiche come quella di Ilaria Alpi, nel film "Il più crudele dei giorni" di Ferdinando Orgnani, o nelle pellicole di Marco Bechis o dell’inglese Michael Winterbottom.
Anteprima assoluta sarà anche il cinedocumentario "Case sparse" di Gianni Celati punta di diamante della sezione "Storie d’acqua" che vivrà anche dell’opera "Diario dell’esilio svizzero" la vicenda da esiliato del futuro presidente Einaudi raccontata dall’elvetico Villi Hermann.
Ad Hermann è dedicata infine l’ultima sezione: un omaggio con due lungometraggi e l’ultima opera, un documentario su Christian Schiefer, il centenario fotografo divenuto famoso per aver immortalato il cadavere di Mussolini in piazzale Loreto. Un incontro cui saranno presenti anche Mario Chiodetti e Carlo Meazza.
Tra le altre iniziative vanno ricordate la mostra "Frontiere" del fotografo Giuseppe Lanzi su iniziativa dei missionari Scalabriniani e un concerto del maestro varesino Vittorio Cosma che aprirà la serata dedicata al film delle cui musiche è autore "Colpo di luna", protagonista una straordinario Nino Manfredi.
Informazione sulgli spettacoli
Otto le sale coinvolte per un totale di 42 giornate: Varese Cinema Vittoria – Via Bagaini, 10 Ingresso gratuito alle proiezioni come specificatonel programma. Segreteria organizzativa Filmstudio 90: tel. 0332-830053 |
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