Lazzaroni: nuova società? «Ci sono ancora troppi problemi»

Per i sindacati vi sono ancora molte questioni da risolvere, dalla nuova collocazione alla questione occupazionale

«Ci sono ancora molti problemi, sia per i dipendenti che per la cosiddetta nuova società». Domenico Lumastro, della segreteria provinciale della Cgil, frena l’entusiasmo nato dall’incontro che si è svolto in Provincia, al seguito del quale è stata annunciata la nascita di una nuova società chiamata "Biscottificio di Saronno". Nuova azienda alla quale sarebbero interessate società italiane e straniere. L’annuncio era stato dato direttamente dalla proprietà della Lazzaroni, durante l’incontro che si è svolto ieri a Villa Recalcati.

«C’è ancora molto fumo intorno a tutta la questione – spiega Lumastro -. Innanzitutto, i dipendenti aspettano ancora i soldi della cassa integrazione. Una quarantina di lavoratori è da quattro mesi che non ricevono un soldo. Il tutto perchè per la cassa integrazione manca ancora la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Una ventina di lavoratori sono in condizioni economiche critiche, hanno quasi implorato degli anticipi all’azienda, ma sono stati loro negati».

Lumastro è scettico anche sulla nuova società. «Anche da questo punto di vista c’è tanto ottimismo, ma vi sono ancora sostanziali problemi. In primis, la società non è ancora stata costituita, non sappiamo chi siano gli interlocutori e manca un piano industriale. Inoltre, la domanda più importante è dove saranno prodotti i biscotti? La proprietà della Lazzaroni non paga da mesi l’affitto dello stabile dove opera adesso e si rischia lo sfratto entro fine anno. La dirigenza inoltre ha rifiutato il terreno messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Saronno senza nemmeno motivare la scelta. Vogliono rilanciare, persino con un nuovo nome, ma non vi è alcun piano industriale».

«Inoltre – conclude Lumastro – ci è arrivata una nota di Assolombarda in cui veniamo informati che dalla società terza, così come indicata nell’accordo firmato il primo di settembre, ovvero la Citterio, non vi è alcuna intenzione di assorbire alcuni lavoratori. Nei prossimi giorni chiederemo un nuovo coinvolgimento del rappresentante del Ministero che aveva mediato per quell’accordo».

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Pubblicato il 03 Dicembre 2003
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