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Sono due, oltre agli arrestati, le persone indagate per la vicenda di tangenti a Cassano Magnago. Si tratta di privati e non di esponenti della pubblica amministrazione, ha chiarito il pubblico ministero, Sabrina Ditaranto, che ribadisce l’ipotesi accusatoria alla base della richiesta di custodia cautelare per l’ex assessore ai lavori pubblici Morris Giani e per il tecnico che rappresentava la Lega in commissione territorio, Guido Cian: concussione in concorso. Il pubblico ministero ha fornito alcuni particolari sulle indagini – condotte anche con una serie di intercettazioni telefoniche – senza però entrare nel dettaglio delle persone ancora indagate. Si sa solo che si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Come già trapelato nei giorni scorsi, l’oggetto delle attenzioni della procura è un piano integrato di intervento approvato in via definitiva nel marzo 2002, che prevede la possibilità di lottizzazioni tra le vie Gasparoli e Bonicalza. L’indagine è scaturita da una denuncia presentata da un imprenditore che sta per realizzare l’opera. Secondo quanto appurato dalla pubblica accusa, l’assessore Giani e l’architetto Cian avrebbero preteso dal privato una mazzetta, inizialmente fissata in 80mila euro. Ma perché i due arrestati avrebbero chiesto soldi proprio oggi se il piano integrato di intervento è stato approvato nel 2002? Questa la tesi della procura: Cian, pur non avendo un ruolo nella pubblica amministrazione, si sarebbe proposto sin dall’inizio della vicenda come mediatore e in un certo senso avrebbe rivendicato il suo ruolo nel proporre il lavoro all’imprenditore. Ma soprattutto, Cian e Giani avrebbero fatto capire che, se non avesse pagato, avrebbero trovato il modo di mettere i bastoni tra le ruote. La difesa dell’architetto smentisce questa ricostruzione e sostiene che la cifra consegnata a Cian qualche sera fa davanti a un bar di Gallarate (65mila euro in una busta), sia un pagamento per una prestazione professionale; prima come mediatore e poi per la redazione della prima fase progettuale. Nessuna richiesta sottobanco, dunque, ma la semplice rivendicazione di un lavoro effettivamente svolto. La procura non è di questo avviso: «Quella della prestazione professionale è un’ipotesi che abbiamo valutato già in sede di indagine – ha spiegato il sostituto procuratore – ma le dichiarazioni fatte dal denunciante smentiscono questa ricostruzione». Cian e Giani, ha spiegato il pm, avrebbero invece cercato «di ammantare di liceità quella che però appare con chiarezza come una tangente» ha spiegato la dottoressa Ditaranto, durante una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri, alla presenza del colonnello Eduardo Russo e del capitano del comando Compagnia di Busto Arsizio Giorgio Tommaseo. Intanto, questa mattina si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto per i due indagati. Il gip ha chiesto una proroga di qualche ora per decidere. L’indagine continua. Dalla procura il pm Ditaranto fa anche un appello: se ci sono imprenditori che hanno subito richieste di tangenti questo è il momento di parlare.
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